Editoriale 1° Webinar CIPOMO-COVID19 – UNICUIQUE SUUM (“a ciascuno il suo”) a cura di Salvatore Palazzo

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Da alcune delle ottime presentazioni che abbiamo avuto modo di apprezzare durante il primo interessante Evento webinar di CIPOMO  su L’ONCOLOGIA MEDICA OSPEDALIERA IN ITALIA E L’EMERGENZA COVID-19, 14 maggio 2020, sono stato indotto ad un paio di riflessioni che esternerò in questo breve Editoriale.

La prima riflessione è quella relativa ai modelli operativi esposti da Luigi Cavanna e di Graziella Pinotti e Claudio Chini, i quali, non v’è chi non l’abbia osservato, prevedono una presa in carico completa dei pazienti raggiunti al loro domicilio per le necessità cliniche oncologiche, ma anche covidiche, e risultano assolutamente encomiabili nel loro impegno clinico-organizzativo e incontestabilmente efficaci nel loro disegno e attuazione, venendo a costituire una vera e propria “estensione” dell’Ospedale sul Territorio, del quale ultimo il primo finisce (ancora una volta …) per vicariare le funzioni. Alla base di tali modelli, recepiti in buona parte da una Delibera di Giunta Regionale lombarda, c’è uno sforzo organizzativo e un rafforzamento organico e strumentale di reparti ospedalieri di Oncologia Medica finalizzati in primis ad assicurare tale continuum assistenziale. Ma che vanno anche letti, a mio giudizio, in coerenza con quell’orientamento strategico-organizzativo di porre freno al nefasto ospedalocentrismo di cui Covid-19 ha dimostrato i possibili effetti negativi per affollamento dei servizi ospedalieri con incremento della contagiosità virale, e per i dilemmi etici sulla giusta allocazione di risorse scarse (triage) quali i posti letto dei reparti di terapia intensiva. E circa questi si sono registrati i tentativi da parte di alcune Società scientifiche italiane, dimentichi della nostra vigente etica di matrice deontologica e kantiana, di imporre in maniera unilaterale una sorta di darwinismo sociale con selezione di criteri automatici di priorità mutuati dalla cultura di matrice anglo-sassone: ad esempio, l’età anagrafica (im)posta come barriera per l’ accesso ai ventilatori polmonari in caso di eccessiva discrasia tra domanda e offerta. Preoccupazioni espresse anche dalla comunità oncologica internazionale, e di cui si è fatta portavoce ASCO (J Clin Oncol. 2020 Apr 28), circa una possibile esclusione automatica dall’equo diritto di accesso alle risorse di terapia intensiva per i pazienti oncologici metastatici secondo la logica tragicamente rappresentata dall’ aforisma “She’s got cancer. She’s a lost cause”. Il ritorno da più parti di una forte voce di maggiore territorialità, che forse trova nel Decreto Rilancio Italia, finalmente dopo anni di vacua enunciazione, la possibilità di un maggiore spazio finanziario, mira, specie nella fase iniziale di malattia, ad alleggerire l’ Ospedale di parte delle responsabilità operative dell’Ospedale, assegnandogli quelle della gestione di fasi tecnologicamente più complesse. Ma mentre la visione strategico-organizzativa  ‘estensiva’ dell’ Ospedale sul Territorio dei nostri Colleghi lombardi sposa il principio di Sussidiarietà, e conduce alla mera supplenza del primo nei confronti del secondo troppo spesso sordo ai bisogni di salute dei pazienti, una primaria visione di interazione/integra-zione ‘peer-to-peer’ tra le due Istituzioni sanitarie, con virtuoso sviluppo delle rispettive competenze cliniche e delle finalità istituzionali, darebbe, a mio giudizio, maggiore spazio a quel giusto principio di Advocacy dei pazienti oncologici e a quella complementarità interistituzionale che trova, ad esempio,  nella costituzione di sinergici team misti interaziendali e metadisciplinari (MMG incluso + infermiere di quartiere + psiconcologi), la chiave organizzativa vincente.

La seconda riflessione è per Paolo Ascierto e Enzo Montesarchio, che hanno presentato, insieme ad alcuni case report, il rationale e gli iniziali risultati dello Studio Tocivid-19 di AIFA. L’idea vincente dei ns Colleghi campani spiega chiaramente cosa voglia dire dare ascolto perspicacemente alla propria serendipity di tipo mertoniano, che è quella facoltà di “guardare con occhi diversi” un fatto rilevante, cogliendo analogie rispetto a situazioni cliniche diverse e interpretazioni corrette che sfuggono ad altri pur messi nelle stesse condizioni.  Talento molto sfruttato in Medicina, a partire dai tempi di Fleming che riuscì a ‘vedere’ – solo lui – come certe muffe, casualmente cadute su colonie batteriche di stafilococco, fossero in grado di lisarle aprendo di fatto la strada all’ era degli antibiotici. E così i ns Colleghi campani, nell’ affrontare pazienti Covid-19 in particolare con sindrome da distress respiratorio acuto da alveolite legata alla cascata di citochine, hanno pensato di dare spazio a questa loro vivacità intellettuale utilizzando, in assonanza a quanto avviene in corso di trattamento con CAR-T e in maniera ‘agnostica’, un farmaco capace di inibire la produzione di interleukina 6 come il tocilizumab, registrato per l’artrite reumatoide. Non è fortuna ma intraprendenza nel dare  fiducia a skill non solo tecnico-scientifiche!

Salvatore Palazzo