Mai così pochi (in presenza) hanno fatto tanto per molti (in remoto)

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Mai così pochi ( in presenza) hanno fatto tanto per molti ( in remoto)

Il congresso di Varese 2020 è stato il primo nella storia venticinquennale di CIPOMO ad essere stato concepito, sviluppato e svolto in remoto. In presenza vi erano: il nostro direttivo, Cristina e Sara, Luigi ed  i tecnici dei collegamenti. In tutto una dozzina di persone.

In remoto sono stati collegati numerosi colleghi Primari e nell’ultima giornata di sabato ben 411 persone in streaming.

In totale circa 500 utenti tra Direttori di Oncologia, giovani medici, infermieri, amministratori, manager e rappresentanti di associazioni di sostegno ai pazienti oncologici  hanno assistito in diretta o in streaming al meeting.

Mai si erano avuti questi numeri, almeno a mia memoria.

Questo è potuto accadere per la indubbia capacità di CIPOMO di adattarsi all’emergenza sanitaria presente, per la prontezza a reagire e per la capacità di “ non mollare mai”.

Sarebbe stato certamente più facile dire: “ quest’anno non si organizza niente, rimandiamo tutto al 2021 o a quando finirà l’emergenza”. Ma CIPOMO ha scelto un’altra strada.

Tralascio di sottolineare l’impegno profuso ed i grandi meriti personali di Livio, Graziella, Monica , Claudio, Cristina e Sara perché per loro è stato normale così. Non chiedono certo elogi, hanno svolto semplicemente quel servizio alla comunità oncologica nazionale che, prima del Covid19,  si erano proposti di compiere. E lo hanno portato a termine, e non è poco.

Vorrei però sottolineare che questa loro tenacia, condivisa da un Direttivo presente e partecipe, rappresenta lo spirito ed il sostegno migliore da offrire al Servizio Sanitario Nazionale per superare l’attuale emergenza.

Difendere i pazienti più deboli, come sono i nostri affetti da tumore,  è un messaggio universale che parte da CIPOMO e raggiunge tutti i politici, gli amministratori, il corpo sanitario nella sua interezza e tutti i sofferenti di tumore e le loro famiglie.

Tutte le associazioni e  le società scientifiche mediche  presentano epoche di successi, di intenso lavoro seguite da  pause di riflessione  perché cambiano i tempi e con essi gli uomini che le rappresentano.

CIPOMO ha mostrato nel corso del tempo una straordinaria costanza ed operatività  nel normale susseguirsi di presidenti e dei loro direttivi e ha mantenuto sempre progetti di alto significato nazionale  formando, nel confronto delle idee con i decisori , scelte innovative e coraggiose.

Vi è  nella  candidatura al premio Nobel per la Pace al corpo sanitario italiano che Lisa Clark ha proposto in veste di  Co-presidente dell’International Peace Bureau,  Nobel per la Pace nel 1910, e rappresentante italiana di Ican-Campagna Internazionale per l’abolizione delle armi nucleari,  Nobel per la Pace 2017, una piccola fingerprint di CIPOMO.

Luigi Cavanna , Direttore dell’Oncoematologia dell’Ospedale di Piacenza e componente del nostro direttivo è il primo medico che ha compreso come la battaglia contro Covid19 si doveva condurre e  vincere sul territorio e non negli ospedali oramai collassati nell’emergenza.

Cavanna ha curato oltre 300 pazienti oncologici e non oncologici a domicilio, pazienti che proprio perché portatori di tumore o altre gravi patologie molto difficilmente avrebbero  trovato spazio nelle terapie intensive o in ospedale. Ha creato la prima  unità mobile, composta da medico ed infermiere, e si è recato al domicilio del paziente. Dopo la dimostrazione dell’utilità di questo modello  la Regione Emilia-Romagna  lo ha adottato.  Le  Unità Speciali di Continuità Assistenziale ( USCA) si sono diffuse e questo tipo di organizzazione è stato successivamente  adottato anche dalle altre Regioni.

“Mi piace la definizione di corpo sanitario perché indica l’insieme di professionisti, dai barellieri ai volontari ai medici agli infermieri e anche agli amministrativi – ha detto Cavanna nella giornata della candidatura al Nobel rappresentando anche il pensiero di CIPOMO – Questa pandemia ha creato un fronte unico che non si era mai visto prima. In  Italia è stato diagnosticato il primo caso in Occidente grazie all’intuizione di una giovane dottoressa: all’inizio si pensava che il nostro Paese fosse quello più in difficoltà, invece ne stiamo uscendo meglio”.

 

Dott. Giammaria Fiorentini