L’utilizzo mediatico dei superlativi associati al cancro


Il vizio di utilizzare superlativi impropri quando si deve raccontare una vicenda che riguarda il cancro è molto diffuso e pericoloso.

Il vizio di utilizzare superlativi impropri quando si deve raccontare una vicenda riguardante il cancro è molto diffuso e pericoloso. Anzi dallo studio ad hoc effettuato dai ricercatori della Oregon Health & Science University di Portland (appena pubblicato su JAMA Oncology) emerge una preoccupante frequenza di aggettivi che, oltre a non descrivere con correttezza quanto scoperto, possono avere effetti molto pericolosi sui pazienti e sui loro familiari, soprattutto in un’epoca in cui l’accesso alle informazioni è pressoché illimitato.

Nello studio gli autori hanno scelto casualmente una settimana, ovvero quella tra il 21 e il 25 giugno 2015, e hanno digitato in rete dieci aggettivi superlativi e nomi tra i quali miracoloso, rivoluzionario, curativo, punto di svolta, salvavita e così via dicendo insieme al nome di un farmaco antitumorale, trovando come risultato 94 articoli in 66 testate e 97 impieghi di uno dei dieci termini riferiti a 36 farmaci diversi.

L’associazione più frequente è stata, in particolare, quella con una terapia a bersaglio molecolare (17 su 36), seguita da farmaci citotossici (9 su 36), immunoterapici inibitori dei checkpoint (5 su 36), vaccini (3 su 36), radioterapia (1 caso) e terapia genica (1 caso).
Ma il dato più sconcertante è che per 5 dei 36 farmaci il superlativo è stato impiegato senza che nel testo venissero citati casi clinici.

Inoltre la maggior parte dei 97 termini sono stati utilizzati da giornalisti (nel 55% dei casi), seguiti dai medici (nel 27% dei casi), da esperti delle aziende (nel 9% dei casi), da pazienti (nel 8% dei casi), in un solo caso da un membro del Congresso e nel 55% dei casi non è stato attribuito a nessuno, ovvero è stato liberamente scelto da chi ha redatto l’articolo.

I ricercatori sottolineano che in certi casi la parola usata potrebbe essere considerata quantomeno discutibile, anche perché non sempre i giornalisti sono sufficientemente preparati per capire l’importanza di un dato, ma è noto che l’esagerazione non fa bene a nessuno e, in alcuni casi, è alla base di pericolosi casi mediatici.

Bisognerebbe quindi che tutti facessero uno sforzo per impiegare termini corretti e mai trionfali, neppure quando i risultati sono veramente positivi e possono rappresentare l’inizio di una nuova fase nella cura dei tumori.

Fonte:
Matthew V. Abola; Vinay Prasad. The Use of Superlatives in Cancer Research JAMA Oncol. Published online October 29, 2015. doi:10.1001/jamaoncol.2015.3931