Le linee guida dell’ASCO per la profilassi delle trombosi

Non sono cambiate, rispetto al 2013, le nuove Linee guida per la profilassi della trombosi venosa profonda (VTE) per i malati di tumore. Come riferito sul Journal of Clinical Oncology, il panel di esperti, tra i quali anche Anna Falanga dell’Ospedale papa Giovanni XXIII di Bergamo, ha analizzato 53 studi pubblicati tra novembre 2012 e luglio 2014, giungendo alla conclusione che non ci sono evidenze tali da supportare dei cambiamenti radicali.
Tra i punti principali:

• La maggior parte dei pazienti oncologici ricoverati richiede una profilassi durante la permanenza in ospedale, a meno che non siano lì per procedure minori o brevi infusioni di chemioterapia;

• La tromboprofilassi non è raccomandata per i pazienti ambulatoriali, può essere presa in considerazione soltanto per quelli ad alto rischio;

• I pazienti con mieloma multiplo sottoposti ad agenti antiangiogenesi, con chemioterapia o dexametasone, devono essere trattati con eparine a basso peso molecolare o aspirina in basse dosi;

• I pazienti sottoposti a interventi chirurgici importanti devono essere sottoposti a tromboprofilassi, sia prima che dopo l’intervento (per 7-10 giorni);

• Per pazienti che sono stati sottoposti a interventi pelvici o addominali, o presentano elementi di alto rischio, va presa in considerazione l’estensione della profilassi fino a 4 settimane dopo l’operazione;

• Le eparine a basso peso molecolare sono raccomandate per i primi 5-10 giorni di un’accertata trombosi venosa profonda o polmonare, per almeno sei mesi per una profilassi secondaria;

• L’impiego dei nuovi anticoagulanti non è al momento raccomandato per i pazienti con VTE;

• Gli anticoagulanti non devono essere utilizzati per allungare la sopravvivenza, in assenza di altre indicazioni;

• I pazienti devono essere periodicamente controllati per la VTE;

• Gli oncologi devono spiegare ai pazienti come si riconoscono i sintomi di una VTE.