Le lacune del sistema di prevenzione oncologica inglese

Gli inglesi vorrebbero che il loro servizio sanitario nazionale facesse di più per diagnosticare i tumori in fase precoce. Lo rivela uno studio condotto da alcune università britanniche, pubblicato su Lancet Oncology, nel quale è stato chiesto a oltre 3.600 persone di compilare un questionario con quasi 7.000 vignette sui possibili sintomi di un tumore, indicando quelli meritevoli di approfondimento.

Il risultato è stato che i partecipanti hanno ritenuto utile un’indagine diagnostica nell’88% dei casi, includendo nelle situazioni degne di indagini approfondite anche sintomi molto generici e associati a un rischio basso. Questa indagine era parte del programma DISCOVERY, un’iniziativa della durata di 5 anni, nata dalla collaborazione tra il sistema sanitario NHS e 6 atenei con l’obiettivo di modificare i percorsi di diagnosi precoce per renderli più efficaci ed evitare così molte morti ogni anno.

Jonathan Banks, dell’Università di Bristol, tra i coordinatori dello studio, così ha commentato i risultati: “Questa grande indagine mostra per la prima volta che il pubblico è favorevole agli esami per la diagnosi precoce anche quando il rischio sembra molto basso. Questo desiderio è molto al di là di ciò che il sistema sanitario offre oggi e ci auspichiamo che vengano presto introdotte modifiche volte a soddisfarlo”.

Willie Hamilton, dell’Università di Exeter, referente anche del NICE per il previsto aggiornamento dei programmi oncologici per gli anni 2012-2015, ha sottolineato proprio il fatto che se la Gran Bretagna non ha dei numeri all’altezza degli altri paesi europei più sviluppati, per quanto riguarda la mortalità da cancro, lo si deve probabilmente ad alcune grossolane lacune nella rete di screening e prevenzione e che bisogna intervenire su questa situazione.

Un aspetto che è emerso con forza è la volontà dei possibili pazienti di essere sempre coinvolti nelle decisioni sui test da effettuare, sui rischi e sui possibili benefici. Tra i fattori da correggere vi sono poi le distanze (e quindi la maggiore diffusione dei centri di diagnosi), le difficoltà economiche, le informazioni sui tumori con una componente familiare.

Fonte
Banks J. et al. Preferences for cancer investigation: a vignette-based study of primary-care attendees’. The Lancet Oncology, Early Online Publication, 14 January 2014 doi:10.1016/S1470-2045(13)70588-6