La sostenibilità all’ASCO e in Italia

Il 49° congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), in corso in questi giorni a Chicago, ha come tema centrale: la sostenibilità, cuore dei problemi dell’assistenza oncologica in tutto il mondo.

All’incontro, Sergio Pecorelli, Presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), ha rilasciato, alcune interviste in cui ha dichiarato: “Il 30% delle pubblicazioni presentate vertono proprio su costi, sostenibilità e appropriatezza, e non è certo un caso. Negli Stati Uniti il costo per la salute rappresenta il 19% del Pil, mentre in Italia è compreso tra il 7 e il 9%, in linea con la media europea. Il nostro sistema costa dunque la metà di quello statunitense ed è universalistico. In questo contesto, i farmaci oncologici rappresentano il 25% della spesa ospedaliera per i medicinali, pari a 1.536 mld di euro, e il 4% sul totale della spesa ospedaliera”.
Negli ultimi 4 anni la spesa per tali farmaci ha raggiunto un plateau, passando da 1,390 mld del 2008 ai 1,550 mld del 2010 e 1,530 mld del 2011; al contrario, la spesa per farmaci ospedalieri in generale è aumentata da 5,612 mld del 2008 a 7 mld del 2011.
Lo stop alla corsa al rialzo di spesa è stato causato da diversi fattori, il primo dei quali, secondo Pecorelli, è l’avvio del monitoraggio diretto con i medici prescrittori e del sistema di rimborso per i farmaci da parte delle aziende, che non ha effetto sul paziente. “In questo modo” ha commentato Pecorelli “si contiene il fenomeno delle prescrizioni inutili o inappropriate che, in Europa, raggiungono – secondo stime di 4-5 anni fa – il 37% del totale”. Ha ricordato ancora che non si possono considerare solo i costi senza analizzare il risultato.
In generale, in Italia migliorano le percentuali di guarigione dai tumori, come dimostra il fatto che il 61% delle donne e il 52% degli uomini è vivo a cinque anni dalla diagnosi (con punte dell’87% per la mammella e dell’88% per la prostata).
“Tuttavia” ha sottolineato infine ” è necessario aumentare gli investimenti in prevenzione, soprattutto sugli stili di vita, ancora troppo scarsi. Infine, non si può parlare di costi e sprechi dividendo l’ospedale dal territorio, serve una visione globale delle risorse disponibili”.