In materia di screening, la vera condivisione è ancora lontana

La reale condivisione della scelta se sottoporsi o meno a uno screening per la diagnosi precoce dei tumori della mammella, del colon e della prostata, basata sull’esposizione di tutte le informazioni disponibili, non è ancora pienamente realizzata, almeno negli Stati Uniti. Lo dimostra uno studio pubblicato sull’American Journal of Preventive Medicine nel quale i ricercatori della University of North Carolina di Chapell Hill hanno chiesto a oltre 1.100 ultracinquantenni di illustrare se e in che modo avevano discusso con il proprio medico sull’opportunità o meno di sottoporsi a un test nei due anni precedenti. Hanno così scoperto che, mentre un numero di pazienti variabile tra la metà e i due terzi aveva parlato dei possibili vantaggi dello screening, meno di uno su dieci aveva discusso anche dei rischi, per quanto riguarda mammella e prostata, e solo pochi di più per il colon. Oltre a ciò, tra il 27% e il 38% dei partecipanti aveva sostenuto una discussione con il medico e tra il 45% e il 69% aveva preso la decisione finale di sottoporsi agli esami consigliati da solo.

Secondo gli autori, però, la maggior parte di coloro che avevano optato per il sì, non aveva fatto una scelta realmente consapevole, perché le informazioni ricevute sui potenziali rischi non erano state soddisfacenti. Questo non assicura che la scelta fatta sia stata la migliore nel singolo caso. Anche se per la stragrande maggioranza delle persone – hanno concluso gli autori – sottoporsi al test consigliato è la cosa giusta da fare, questo non vale per tutti, e i medici devono ricordarselo, e mettere da parte le loro convinzioni, lasciando al paziente la più totale libertà di scelta, purchè basata su un quadro della situazione completo.

Fonte:
Hoffman R et al. Lack of Shared Decision Making in Cancer Screening Discussions
DOI: dx.doi.org/10.1016/j.amepre.2014.04.011