Curare un tumore: è in arrivo una rivoluzione?


Qualcosa sta cambiando, nel modo di pensare alla strategia più efficace per impedire al cancro di avere la meglio

Qualcosa sta cambiando, nel modo di pensare alla strategia più efficace per impedire al cancro di avere la meglio. Segnali singoli, ma importanti, si stanno infatti moltiplicando e vanno tutti in un’unica direzione: quella della ricerca dell’equilibrio, piuttosto che dell’annientamento di tutte le cellule neoplastiche.

Lo suggeriscono, tra gli altri, due studi pubblicati negli stessi giorni, uno sul New England Journal of Medicine e l’altro su Science Traslational Medicine.

Nel primo gli oncologi della Palo Alto Medical Foundation hanno sottoposto oltre 700 donne con un carcinoma ovarico a due diversi protocolli: uno in cui il paclitaxel era somministrato settimanalmente a dosi basse, e l’altro, classico, che prevedeva somministrazioni di dosi più alte di ogni tre settimane. Alla fine il risultato è stato che le donne sottoposte alla schedula meno aggressiva avevano un vantaggio di 3,9 mesi nel tempo alla progressione.

Nello studio di Science, invece, i dati riguardavano modelli animali di carcinoma mammario, trattati anch’essi con dosi basse di paclitaxel, continue e modulate a seconda della risposta del singolo tumore, oppure con dosi più alte, somministrate in cicli. Anche in questo caso, i primi hanno avuto una lenta ma costante diminuzione delle masse, grazie a un controllo serrato della situazione, e quindi un rallentamento del tempo alla progressione, mentre i secondi, dopo una risposta iniziale, hanno avuto una ripresa di malattia, in genere con cellule diventate resistenti; ora gli autori, oncologi del Lee Moffit Cancer Center di Tampa, in Florida, stanno verificando il loro approccio in alcuni malati di carcinoma prostatico, per vedere se anche nell’uomo non sia giunto il momento di cambiare modo di vedere (e curare).

Del resto, il raggiungimento di un equilibrio e quindi della trasformazione del cancro in una malattia cronica è alla base dell’immunoterapia dei tumori, ed è quindi un’idea che sta trovando grandi conferme. Secondo Robert Gatenby, autore dello studio sui Science, oggi ci sono i presupposti anche tecnici per modificare profondamente il modo di trattare un tumore. Ciò su cui è necessario lavorare, accanto a ciò, è l’idea stessa del cancro: molti pazienti dovranno imparare a convivere con esso, sradicando così un pensiero sedimentato fino da quando si è iniziato a riconoscerlo e curarlo.

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