Costo troppo alto e pari efficacia: antitumorale bandito dagli oncologi

Il Memorial Sloan-Kettering CC si oppone a un aggressivo marketing farmaceutico

Gli oncologi di uno dei centri d’eccellenza dell’oncologia mondiale, il Memorial Sloan-Kettering Cancer Center (MSKCC) di New York, Stati Uniti, si oppongono all’uso di un nuovo farmaco troppo costoso. E’ la prima volta nella storia dell’ospedale statunitense che questo avviene. Le motivazioni: l’antitumorale non offre benefici aggiuntivi rispetto a molecole già in uso a fronte di costi raddoppiati. Gli specialisti del MSKCC hanno pertanto deciso di non impiegare nella loro struttura il farmaco in questione, recentemente approvato dall’FDA. E innescano una polemica usando una vetrina di grande prestigio, il New York Times.

L’articolo sul rifiuto della nuova terapia è apparso sul quotidiano statunitense il 14 ottobre scorso a firma di diversi medici del MSKCC: P. Bach, responsabile della politica sanitaria, L.B. Saltz, responsabile del servizio di oncologi gastrointestinale e membro del comitato “pharmacy and therapeutics”, e R.E. Wittes, a capo della struttura newyorkese. L’argomento è stato ripreso, sempre sul NYT, in una successiva lettera all’editore del 19 ottobre, da Sandra M. Swain, presidente dell’ASCO. Tutti concordano sull’inutilità di intraprendere terapie troppo onerose sotto il profilo finanziario che non comportino reali vantaggi per i pazienti rispetto alle terapie già in uso. Ma se nel caso del MSKCC si tratta di un solo farmaco (Zaltrap), indicato nel carcinoma del colon-retto metastatico per cui è già disponibile, a pari efficacia, l’Avastin il cui costo è la metà, e si tratta già di cure molto costose, nel caso dell’ASCO si mettono in discussione esami diagnostici e terapie costose, sovrautilizzate in assenza di dati evidence-based che ne attestino l’utilità clinica. Addirittura ne è stata fatta, recentemente, una lista “top 5”.
La decisione degli oncologi del MSKCC è diventata un vero e proprio caso internazionale che sta svegliando le coscienze dei medici di altri Paesi, anche del nostro.
Si tratta, in entrambe le situazioni, di scelte coraggiose e improntate a frenare un marketing molto aggressivo che rischia di diventare controproducente, soprattutto in periodi di crisi come questi. E come spiegano bene gli autori del pezzo sul NYT, cifre alla mano, non si capisce come possa essere possibile il lancio di un nuovo farmaco, così costoso rispetto alla concorrenza, senza che questo offra benefici aggiuntivi rispetto ai farmaci già disponibili. Un vero e proprio nonsense dal punto di vista del mercato, che non avverrebbe mai in altri settori industriali al di fuori del farmaceutico.

Milano, 26 ottobre 2012