Anche il Canada dice no al PSA

Anche il Canada si unisce alla già folta schiera dei paesi (tra i quali Stati Uniti, Australia e diversi paesi europei) che sconsigliano esplicitamente il test del PSA come strumento di diagnosi precoce del carcinoma prostatico. La Canadian Task Force on Preventive Health ha infatti reso note, sul Canadian Medical Journal (DOI:10.1503 /cmaj.140703), le nuove raccomandazioni, che escludono l’esame per tutti gli uomini di qualunque fascia d’età e gruppo etnico, tranne che nel caso di uomini a rischio per motivi specifici e di età compresa tra i 55 e i 69 anni, i quali devono comunque discutere con il proprio medico i possibili rischi e benefici dell’esecuzione del test.

Secondo il panel di esperti, la chiusura è motivata dai risultati ottenuti dalle analisi di grandi studi condotti negli ultimi anni: una percentuale di uomini compresa tra l’11,3 e il 19,8% riceve un responso falsamente positivo, una compresa addirittura tra il 40 e il 56% una sovra diagnosi che comporta trattamenti invasivi. In caso di intervento, poi, il rischio di infezioni post chirurgiche va dall’11 al 21%, quello di incontinenza urinaria è superiore al 178% e quello di disfunzione erettile è del 23,4%, per citare soltanto le evenienze più comuni.

Si restringe quindi moltissimo la possibilità di contrastare tali rischi con un reale beneficio, peraltro mai dimostrato per quanto riguarda la sopravvivenza globale. Non solo. Anche nel caso in cui la malattia venga diagnosticata, essa è molto meno temibile di altre forme tumorali: dopo dieci anni, sempre secondo i numeri elaborati dagli esperti canadesi, è ancora in vita il 95% dei pazienti. Netta dunque la conclusione: “Ogni dosaggio del PSA va attentamente discusso con il paziente, e ne vanno valutate tutte le possibili implicazioni”.

Fonte:
Canadian Task Force on Preventive Health Care. Recommendations on screening for prostate cancer withthe prostate-specific antigen test.
CMAJ 2014. DOI:10.1503 /cmaj.140703