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Promoter drugs: un'opzione in più a supporto delle terapie oncologiche?

La ricerca si focalizza anche sull'ottimizzazione del drug delivery

Nell'ambito dei tumori solidi, le terapie possono incontrare notevoli difficoltà d'azione a causa della particolare architettura di queste formazioni. La penetrazione dei farmaci all'interno delle masse tumorali, infatti, non è agevole e i motivi sono, notoriamente, i più svariati. Lo sanno bene i ricercatori e le aziende che stanno esplorando strategie per aggirare quello che appare come un vero e proprio muro, non solo figurato, alla diffusione intratumorale delle molecole antineoplastiche. Gli sforzi della ricerca in questa direzione si stanno, però, intensificando, come illustra una review di recente pubblicazione (F.Marcucci, A. Corti, How to improve exposure of tumor cells to drugs — Promoter drugs increase tumor uptake and penetration of effector drugs, Adv. Drug Deliv. Rev. (2011), doi:10.1016/j.addr.2011.09.007) nella quale gli autori presentano gli approcci finora intrapresi per favorire il drug delivery nei tumori solidi. Diversi sono gli spunti di riflessione che sorgono dalla lettura del lavoro: il primo è che c'è sicuramente un grosso filone di ricerca orientato a migliorare la biodisponibilità intratumorale dei chemioterapici e questo non può che essere un bene. Il secondo è che le evidenze finora ottenute con tali "promoter drugs" sono, nella maggioranza dei casi, di tipo pre-clinico. A parte qualche rara accezione- alcune molecole hanno già ottenuto la registrazione- la maggioranza delle altre ancora in studio sono effettivamente molto indietro nelle fasi di sviluppo. Saranno, quindi, a tutti gli effetti delle reali opzioni disponibili ai clinici nel prossimo futuro o si tratta di pura speculazione della ricerca di base? Se da una parte sarebbe auspicabile che almeno alcune di esse riuscissero ad arrivare sul mercato ampliando l'armamentario terapeutico degli oncologi (le aziende sembrano crederci, visti gli sforzi concentrati sull'argomento), superando il famigerato muro di impenetrabilità dei farmaci antineoplastici e dando pertanto un contributo reale al progresso delle terapie oncologiche, dall'altra ci si chiede: quali saranno i costi finali per le strutture sanitarie? Al momento non è dato di sapere. Vale la pena, però, di approfondire la questione leggendo la review, peraltro scritta da ricercatori italiani, per conoscere quello che, al momento, "bolle in pentola".

 

20 gennaio 2012


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