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Verso l'attuazione delle cure palliative

L'iter si sta completando, ma mancano i fondi

Con l'introduzione della legge 38/2010, la terapia del dolore è un diritto per tutti i cittadini italiani e i medici devono far applicare la normativa. Lo sanno bene le strutture, e i loro responsabili, che sono andate incontro a ispezioni ministeriali, e in pochi casi anche a sanzioni penali per non averlo fatto. Ma qual è la situazione al momento nel territorio? Innanzitutto, va ricordato che questo tipo di terapie deve essere accessibile non solo ai pazienti oncologici ma anche a chi soffre di patologie croniche invalidanti connotate da una forte componente dolorosa. E sarà forse per questo che i medici di medicina generale sono già attivi su questo fronte: il oltre il 60% dei GP ha già impiegato la scheda informatizzata per il dolore cronico (dati recentissimi del X Congresso Nazionale ACD SIAARTI, Perugia, 23-25 novembre 2011), grazie anche allo sforzo attuato da SIMMG e FIMMG. Per quanto riguarda le strutture ospedaliere, invece, c'è ancora una situazione a macchia di leopardo nella penisola. Alcune regioni hanno già recepito la normativa, e tra queste vi sono Piemonte, Emilia Romagna, Veneto, Liguria, Lazio. "Si tratta di applicazioni in linea con quanto deliberato a livello centrale, mentre in ambito di commissione ministeriale sono stati definiti i criteri minimi di accreditamento dei nodi delle reti: le strutture ospedaliere dovranno decidere se entrarvi", spiega Alfonso Papa, membro della commissione ministeriale cure palliative e terapia del dolore, durante in congresso SIIARTI. "Va da sé che ospedali oncologici o neurologici non potranno esimersi dal farlo, in quanto obbligati a fornire un'assistenza completa ai pazienti che necessariamente include le terapie palliative nel percorso terapeutico e assistenziale". Il punto nodale è la mancanza di fondi dedicati, per cui l'implementazione delle cure palliative andrà a discapito di qualche altro servizio. Ma a sentire gli esperti convenuti a Perugia, lo spazio per rinunciare ad servizi meno essenziali c'è. Questo non è il solo punto nodale da affrontare. Rimane sempre l'annoso problema della formazione. In attesa che si introduca l'insegnamento universitario delle cure palliative, che non verrà attuato prima di 4 anni, l'introduzione di un master universitario di II livello in questa materia che possa in qualche maniera colmare una lacuna almeno ventennale, è quasi una certezza. Come è quasi una certezza che in ambito della conferenza Stato Regioni quanto è scaturito dalla commissione ministeriale per l'attuazione della legge 38/2010 sia approvato: dalla presidenza il segnale è fortemente incoraggiante.


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