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La quarta rivoluzione: un new deal per una sanità più efficiente

Ormai è certo, la quarta rivoluzione industriale è già una realtà. A dare origine all'epocale cambiamento che stiamo vivendo è la tecnologia digitale, l'Intelligenza Artificiale, la Realtà Aumentata (AR), la Realtà Virtuale (VR) e la Mixed Reality. In ambito sanitario prodromica risulta la digitalizzazione, intesa come informatizzazione dei processi clinico - assistenziali, capace di favorire, migliorare e monitorare un approccio integrato alla cura del paziente e consentire, contestualmente, di misurare e valutare l'assistenza prestata. La digitalizzazione, sia a livello centrale che periferico, favorisce altresì, il miglioramento del rapporto costo - qualità dei servizi erogati, in un contesto economico che impone di limitare sprechi e inefficienza e di ridurre e azzerare diseguaglianze tra le diverse realtà territoriali. Risulta, pertanto, un obbligo utilizzare le nuove tecnologie e il digitale, il cui scopo precipuo è quello di superare l'attuale concezione dell'healthcare.

Le nuove tecnologie devono essere messe a servizio di una nuova sanità, che ponga, realmente, al centro dell'attenzione l'uomo. L'utilizzo dei nuovi sistemi ci mettono dinnanzi ad un'enorme sfida che punta alla crescita e al benessere dell'intera umanità, ponendo le basi per una sostenibilità ambientale e un modello di sanità rinnovata, che tende ad aumentare l'efficacia e la qualità delle prestazioni sanitarie. Il mondo digitale diventa il fattore abilitante di una dirompente e veloce trasformazione del mondo della salute, con modelli e processi informativi collaborativi che coinvolgono professionisti e pazienti. Prepararsi alla quarta rivoluzione digitale significa accettare e rispettare le condizioni che ne stanno alla base, in maniera sinergica e interconnessa. Il problem solving, non sarà solo l'attitudine maggiormente richiesta ai futuri professionisti del settore, ma sarà necessaria la creatività e il maggiore senso critico. Sarà fondamentale  un lavoro di squadra equilibrato e  trasparente nei giudizi, azioni pregnanti e condivise alla base del modus operandi di ogni attore partecipe del processo, indifferentemente dal ruolo rivestito.
Automazioni, A.I., cloud e flessibilità del lavoro saranno i caratteri che andranno a definire le smart factory, le quali avranno un contatto imprescindibile con l'ambiente circostante. Affiancare ai processi computazionali del cyber physical system le consulenze critiche e responsabilità tecniche valide e sicure, porterà a rendere ciò che è la digitalizzazione produttiva un sistema integrato in maniera etica con la natura umana.

Non siamo di fronte ad un'altra gig economy anzi, i futuri professionisti si troveranno a dover interpretare nuovi linguaggi, a sviluppare nuove metodiche nell'affrontare le proprie responsabilità, trovandosi in diretta partecipazione con l'elemento tecnologico di supporto, che espande ed evolve il nostro ruolo in riferimento alla téchne sviluppatasi fino ad oggi.
Il ruolo che l'operatore sanitario dovrà assumere sarà fortemente performante rispetto alle responsabilità espletate fino a dieci anni fa. Saremo chiamati a diventare elementi necessari e fondamentali, all'interno di un processo  rivoluzionario che è già presente; la nostra mission sarà quella di partecipare fattivamente come attori di un sistema, quello sanitario, fortemente impattato, promuovendo un radicale cambiamento  consentito solo grazie alla democratizzazione dei mezzi di produzione, attraverso la vertical and horizontal integration, l'interconnesione trasparente, sintetica e rapida tra gli elementi di produzione interni e quelli  esterni all'azienda sanitaria, sulla capacità di tenere sotto controllo in tempo reale tutti i processi che stanno alla base e sulla raccolta dei dati tramite molteplici metodi.

Oggetti IoT e Big Data saranno utilizzati e costantemente implementati al fine di garantire accessibilità, affidabilità e sicurezza, per un efficiente analisi e approccio di possibili problemi riscontrabili.  La comunicazione medico-paziente avverrà non solo attraverso piattaforme informative, ma anche avvalendosi di strumentazioni wearable che permettono il monitoraggio del soggetto interessato, superando eventuali distanze, fornendo assistenza e supporto in qualsiasi momento della giornata. Il focus, pertanto, diventa pluripolare; sarà possibile definire un processo articolato focalizzando l'attenzione sui relativi step che caratterizzano il percorso terapeutico con la possibilità di raccogliere e catalogare i dati raccolti durante la giornata, analizzarli in breve tempo, con la possibilità di condividerli sia all'interno dell'equipe, che con il paziente stesso. La condivisione di tante più informazioni, contribuisce al raggiungimento della necessaria relazione stabilita tra soggetti interessati al processo. Ciò porterà a una corretta informazione che eviterà acritiche ricerche sommarie, parzialmente utili, autodiagnosi e sfiducia nei confronti dei professionisti del settore.

Attuando, nel contempo un processo educazionale, si forniranno agli utenti e agli addetti ai lavori, delle linee guida, espletabili nella pratica giornaliera che permetteranno una costante analisi e studio degli aggiornamenti, rilasciabili grazie a strumentazioni adatte e workflow.  Un processo monitorabile, analizzabile e migliorabile, consentirà la sinergia, la collaborazione  la complicità nell'adempimento dei propri ruoli. Non dimenticando la necessità della condivisione dei dati, health record sharing, per favorire l'interoperabilità dei sistemi sanitari, creando una rete capace di interconnettersi sinergicamente superando barriere territoriali. 

 

Livio Blasi

Less is really less

Mi è sembrato proprio il caso di cambiare il titolo della nostra rubrica dopo aver letto l'articolo di Brooke E Wilson et al. dal titolo: Estimates of global chemotherapy demands and corresponding physician workforce requirements for 2018 and 2040: a population-based study pubblicato su Lancet Oncology a maggio.

Secondo gli autori dell'Università del Galles del Sud nei prossimi vent'anni nel mondo ci sarà bisogno di circa 100.000 oncologi medici, contro gli attuali 65.000, per trattare i pazienti che avranno bisogno di una chemioterapia di prima linea, che aumenteranno dagli attuali 9,8 ai 15 milioni, e cioè aumenteranno del 53%.
L'analisi si riferisce a tutti i cinque continenti ma è molto evidente come il nostro paese non differisca in alcun modo da questa distinzione. Ogni giorno i "media" riferiscono di ospedali che non hanno personale sufficiente, si è parlato di richiamare in servizio medici pensionati e di ricorrere ai medici militari.
È ormai considerato normale vedere bandi di concorso per posti a tempo indefinito andare deserti e non solo quelli di specialità come l'anestesia o la pediatria.

Ormai è sempre più difficile trovare giovani oncologi da inserire negli organici dei nostri reparti. Se ne parla da molti anni, si discute, si danno colpe a questo e a quello, ma non mi pare si stia facendo molto per una seria programmazione che possa portare in un tempo ragionevole a risolvere un problema che ricadrà su tutta la popolazione in tempi relativamente brevi.
Il pericolo è che la figura dell'oncologo che abbiamo costruito con grande fatica, si vanifichi e venga riassorbita da colleghi che, non per loro colpa, non avranno la necessaria competenza ed esperienza. 
Personalmente credo che sia dovere di CIPOMO insieme ad AIOM, alle altre Società Scientifiche, alle Associazioni di Volontariato e dei Pazienti, far sentire una voce autorevole, prospettare alla Università e al Ministero della Salute delle proposte concrete e non più differibili. Ognuno deve fare quanto di competenza: a noi riaffermare con convinzione la figura dell'Oncologo, evidenziandone le peculiarità, la cultura, la preparazione specifica, la "missione" anche nel rispetto e nel ricordo di quanti hanno fatto grande in Italia questa specialità. Tutto questo nella convinzione che oggi molti progressi nella lotta contro il cancro derivano dal lavoro dei team multidisciplinari che sono la somma di saperi diversi, che devono essere coltivati nella varie specialità e solo dopo condivisi coi colleghi e messi in rete.

Fonte:
Brooke E Wilson, Susannah Jacob, Mei Ling Yap, Jacques Ferlay, Freddie Bray, Michael B Barton. Estimates of global chemotherapy demands and corresponding physician workforce requirements for 2018 and 2040: a population-based study.   Lancet Oncol 2019: 20: 769-80

Sandro Barni

90° minuto: flash news dall' ASCO 2019 - Tumori di testa e collo

I risultati dello studio Keynote 048 aprono la strada all'impiego di immunoterapia (pembrolizumab) nel trattamento di prima linea; la valutazione dei sintomi e la determinazione dei livelli di espressione di PD-L1 sono però necessari per identificare i pazienti dove l'immunoterapia potrà sostituire o dovrà accompagnare la chemioterapia standard.

Lo studio TPExtreme che ha confrontato il regime EXTREME con un regime modificato dove il taxotere sostituisce il fluorouracile infusionale (TPex) nel trattamento di prima linea non ha dimostrato né un miglioramento della sopravvivenza né una riduzione della tossicità globale con l'impiego del taxano al posto del FU infusionale che risulta tuttavia in un profilo di tossicità più favorevole.

 

90° minuto: flash news dall' ASCO 2019 - Carcinoma della prostata

Gli studi TITAN ed ENZAMET (ANZUP 1304)  hanno dimostrato che apalutamide o enzalutamide, rispettivamente, associati alla deprivazione androgenica nel trattamento iniziale di pazienti con carcinoma della prostata metastatico ormonosensibile, migliorano significativamente la sopravvivenza globale rispetto alla sola deprivazione androgenica (TITAN) o al blocco androgenico totale (deprivazione androgenica + antiandrogeno) (ENZAMET). Nello studio ENZAMET, che includeva pazienti trattati con taxotere up-front, il vantaggio in sopravvivenza che deriva dall'impiego di enzalutamide è nettamente meno evidente nella coorte di pazienti trattati con il taxano.

 

90° minuto: flash news dall' ASCO 2019 - Carcinoma del colon

L'analisi dei pazienti in II stadio dello studio IDEA non ha dimostrato la non-inferiorità di un trattamento adiuvante di 3 mesi rispetto al trattamento standard di 6 mesi. Nelle analisi di sottogruppo si conferma tuttavia l'interazione tra durata del trattamento e regime (FOLFOX vs  XELOX) già evidenziata per il III stadio.
Un'analisi retrospettiva dello studio MOSAIC sembra evidenziare una correlazione tra specifiche "molecular signatures" e beneficio dell'aggiunta di oxaliplatino nel trattamento adiuvante.

 

90° minuto: flash news dall' ASCO 2019 - Tumori delle vie biliari

Lo studio ABC-06 ha dimostrato che il trattamento di seconda linea con FOLFOX migliora sopravvivenza e PFS rispetto alla BSC in pazienti con tumori delle vie biliari metastatici/recidivati in progressione dopo trattamento di prima linea con cisplatino e gemcitabina, fissando un nuovo standard per il trattamento di seconda linea (in parallelo alla caratterizzazione molecolare per evidenziare mutazioni "druggable").

 

90° minuto: flash news dall' ASCO 2019 - Carcinoma del pancreas

Nel trattamento di prima linea di pazienti con carcinoma del pancreas metastatico con mutazioni di BRCA, lo studio POLO ha dimostrato un vantaggio in PFS per la terapia di mantenimento con Olaparib, rispetto a placebo, dopo almeno 16 settimane di chemioterapia di prima linea a base di platino (Folfirinox prevalentemente), sottolineando anche la necessità di ricercare le mutazioni di BRCA in questo tumore.