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Farmaci oncologici: la crisi di una crescita irrazionale


La preoccupazione per la crescita esponenziale di terapie oncologiche in studio o già autorizzate anche senza reali prove di efficacia sta aumentando in misura palpabile. Ne sono prova, tra l'altro, due articoli usciti negli stessi giorni, uno su Nature e uno nel sito dell'agenzia specializzata ReutersHealth.

Nel primo Ajay Aggarwal, oncologo al Guy's and St Thomas' NHS Trust di Londra, ha richiamato l'attenzione sul fatto che le agenzie regolatorie continuano ad approvare farmaci e terapie sulla base di end point surrogati che non forniscono indicazioni sull'effetto sulla sopravvivenza né sulla qualità di vita, per di più ottenuti valutando pazienti molto diversi da quelli reali perché in genere giovani e in buone condizioni di salute. Citando un suo studio uscito pochi mesi fa sul British Medical Journal, Aggarwal ricorda che dei 48 farmaci con 68 indicazioni approvati tra il 2009 e il 2013 dall'EMA solo il 35% aveva mostrato di migliorare la sopravvivenza al momento del via libera e solo il 10% forniva informazioni sulla qualità di vita ma, soprattutto, che a tre anni o più di distanza dalla luce verde per 36 delle 68 indicazioni non erano ancora disponibili informazioni diverse da quelle iniziali. La tendenza rende più difficile far riferimento ai farmaci magari vecchi ma pur sempre efficaci così come alla chirurgia e alla radioterapia, e andrebbe in qualche modo arginata, per esempio ponendo limiti più severi sull'approvazione dei farmaci fotocopia, che oltretutto distolgono fondi ed energie alla ricerca di terapie realmente innovative.

A questo appello risponde idealmente la fredda realtà dei numeri fotografata da Reuters, secondo cui al momento sono in studio 5.200 terapie oncologiche (+7,6% rispetto al 2017), pari al 34,1% del mercato farmaceutico globale (nel 201o erano il 26,8%); tra queste, 2.000 sono immunoterapici e 162 sono trial clinici con CAR T.

Ma tutto ciò ha un effetto paradossale: sta paralizzando gli investitori, che non riescono più a capire quali sono le terapie che potrebbero davvero fare la differenza e che probabilmente hanno dubbi sulla sostenibilità di un sistema così ipertrofico e i cui frutti finali sono farmaci decisamente troppo costosi, per come è organizzata la sanità oggi. La sensazione è quindi che ci si trovi a un punto di svolta, non necessariamente nella direzione auspicata dalle grandi aziende ma, forse, più verso quella che molti oncologi invocano ormai da tempo.

 

Fonti:
Ajay Aggarwal. Demand cancer drugs that truly help patients
https://www.nature.com/articles/d41586-018-04154-9

Davis C et al. Availability of evidence of benefits on overall survival and quality of life of cancer drugs approved by European Medicines Agency: retrospective cohort study of drug approvals 2009-13
BMJ 2017;359:j4530
https://www.bmj.com/content/359/bmj.j4530


Ben Hirscheler. Too many cancer drugs? Crowded market gives investors pausehttps://www.reuters.com/article/us-health-cancer-pharmaceuticals-insight/too-many-cancer-drugs-crowded-market-gives-investors-pause-idUSKBN1I31EX