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    medicina basata sulle evidenze,
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Cinquanta volte redditizi


I prezzi dei farmaci oncologici non hanno una reale giustificazione, perché i conti, anche tenendo conto delle molecole studiate e mai approvate e degli anni necessari alla messa a punto di ogni molecola sono troppo inferiori rispetto a ciò che poi le aziende chiedono al mercato.


Dopo l'approvazione della FDA della prima CAR T, che costerà 475.000 dollari a paziente, il dibattito si fa rovente e trova nuova linfa in un articolo scritto da Vinay Prasad, dell'Oregon Health and Science University, autore di diversi studi sull'argomento e in generale sull'appropriatezza e Sham Mailankody, su JAMA Internal Medicine. In esso, infatti, gli autori contestano quello che è stato lo studio di riferimento degli ultimi due anni, pubblicato dai ricercatori della Tufts University sul Journal of Health Economics, che affermava che ogni nuova specialità oncologica costa 2,7 miliardi di dollari, per concludere - in base ad analisi più complete - che la cifra reale è molto ma molto più bassa, e cioè 757 milioni di dollari.


A questa nuova valutazione gli autori sono giunti verificando tutti i costi dello sviluppo di dieci (ibrutinib, enzalutamide, brentuximab vedotin, eculizumab, irinotecan liposomiale, ruxolitinib, ponatinib, cabozantinibe e pralatrexate, vincristina liposomiale) tra le ultime e più costose molecole approvate negli Stati Uniti (nessuna delle quali è uno dei nuovi inibitori di checkpoint, ancora più costosi), e il risultato è stato che ci vogliono in media 7,3 anni e che anche se costi e ricavi variano moltissimo da azienda ad azienda, in generale i guadagni sono stati (per il periodo dicembre 2016-agosto 2017) dell'ordine di 67 miliardi di dollari, parti a sette volte l'investimento iniziale.


Naturalmente la pubblicazione dello studio ha suscitato molte reazioni e critiche: per esempio, c'è chi sottolinea che le dieci aziende in esame sono piccole, e che per ogni farmaco che arriva al malato ce ne sono molti che non ce la fanno. Ma Prasad e ricordano che oggi sono proprio le piccole a portare avanti gli studi, mentre le grandi si limitano ad acquistare brevetti già ragionevolmente sicuri. Un caso esemplare è quello dell'ibrutinib, unico tra quattro antitumorali arrivato alla clinica il cui sviluppo era costato, nell'insieme, alla Pharmacyclics 388 milioni di dollari. Dopo l'approvazione, Janessen Biotech ha comprato l'ibrutinib per 21 miliardi e, cioè 50 volte rispetto ai costi di sviluppo di tutti e quattro i farmaci.
La questione, ovviamente, è tutt'altro che risolta, ma di sicuro nei prossimi anni si assisterà a significativi cambiamenti nelle politiche economico-sanitarie dei diversi paesi, costretti a fare i conti con un numero di malati crescente e fortunatamente sempre più longevo, da curare con molecole il cui costo, oltre ad avere poca attinenza con la realtà, è semplicemente insostenibile.


Fonti:
Vinay Prasad and Sham Mailankody. Research and Development Spending to Bring a Single Cancer Drug to Market and Revenues After Approval
JAMA Intern Med. Published online September 11, 2017. doi:10.1001/jamainternmed.2017.3601
http://jamanetwork.com/journals/jamainternalmedicine/fullarticle/2653012

DiMasi J et al. Innovation in the pharmaceutical industry: New estimates of R&D costs
https://doi.org/10.1016/j.jhealeco.2016.01.012
http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0167629616000291