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    Fondi per i farmaci oncologici e innovativi: rifinanziati, ma non ampliati

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Archivio News

Come parlare di fertilità


Anche se tutti gli specialisti sono a conoscenza delle ripercussioni dei trattamenti oncologici sulla fertilità, e della necessità di parlarne con le pazienti in età fertile, solo pochi affrontano il tema, al punto che secondo alcune stime la metà di queste ultime non sa nulla sull'argomento.

Per capire che cosa si frapponga tra i medici e le loro pazienti, e che cosa i primi percepiscano come una barriera nella comunicazione, un team di ricercatori canadesi, del Baxter of St. Michael's Hospital di Toronto, ha condotto uno studio qualitativo, i cui risultati sono stati pubblicati su JAMA.

In esso 22 esperti, tra i quali 8 oncologi medici, 4 chirurghi oncologi, 4 specialisti di fertilità, 3 oncologi ematologi e 3 infermieri specializzati, appartenenti a 5 province di 5 diverse aree e a 12 centri oncologici, tutti con almeno 10 anni di esperienza e tutti regolarmente impegnati nel trattamento di donne in età fertile, sono stati intervistati per un tempo minimo di mezz'ora e massimo di 75 minuti sull'argomento, nel 2014; nei mesi successivi le risposte sono state analizzate ed elaborate, fino a ottenere un quadro abbastanza chiaro.

Ciò che è emerso con maggior evidenza è infatti il sentimento di impreparazione dei medici, che spesso ritengono di non avere acquisito abbastanza strumenti per affrontare l'argomento e, nello specifico, riguardo ciò che si può fare per preservare la fertilità, i rischi associati ai diversi tipi di terapie, i costi delle stesse e la comunicazione, pur essendo tutti consapevoli del fatto che la maggior parte delle linee guida, tra le quali quelle dell'ASCO, invitano caldamente a trattare questi argomenti.

Secondo gli autori, questa distanza tra ciò che gli specialisti sanno che dovrebbero fare e ciò che riescono effettivamente a mettere in pratica ha molteplici cause. Innanzitutto le tecniche e le strategie per preservare la fertilità sono in evoluzione continua, e non sempre chi non se ne occupa a tempo pieno è aggiornato. Inoltre ogni paziente ha una sua storia e un suo rischio, anche quando ricorre a terapie o pratiche per mantenere la fertilità, ed è molto difficile fornire stime sulle probabilità di successo. Quest'ultimo, poi, non è mai garantito. Infine, non tutti sono convinti della reale efficacia di quanto viene proposto, o della sua opportunità, soprattutto quando le pazienti sono più mature, perché ritengono ci si debba concentrare sulle terapie antitumorali e non impegnarsi in ulteriori battaglie dall'esito incerto.

Tutto ciò genera imbarazzo e spiega perché molti, pur di non fornire informazioni errate, preferiscano non affrontare il tema. Ma anche perché molti decidano quanto dire alla donna, magari in base al suo livello socioculturale, mettendola in una condizione nella quale non è in grado di decidere in piena consapevolezza.

Le interviste risalgono al 2014, e oggi le risposte potrebbero essere diverse. Tuttavia secondo gli autori è evidente che bisogna lavorare su questo aspetto, non sottovalutando mai l'impatto che le conseguenze delle terapie sulla fertilità possono avere sulla qualità di vita della donna. E bisogna farlo anche con strumenti nuovi come le app; essi stessi ne stanno sviluppando una specifica, per aiutare le donne a comprendere rischi e possibilità, a prescindere da quanto viene loro detto dal medico.

Fonte:

Covelli A et al. Clinicians' Perspectives on Barriers to Discussing Infertility and Fertility Preservation With Young Women With Cancer

JAMA Netw Open.2019;2(11):e1914511. doi:10.1001/jamanetworkopen.2019.14511