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Archivio News

Il carcinoma prostatico resistente ha un nuovo nemico: un anti PARP


La terapia del carcinoma prostatico resistente alla castrazione e metastatico potrebbe arricchirsi di un nuovo protagonista, l'anti PARP olaparib, che nel trial clinico di fase III PROfound, presentato all'ultimo congresso dell'ESMO svoltosi a Barcellona dagli oncologi della Northwestern University di Chicago, si è dimostrato più efficace tanto dell'abiraterone quanto dell'enzalutanide, soprattutto nei pazienti con le mutazioni dei geni BRCA o ATM.

Nel trial, condotto in centri oncologici di diversi continenti, i malati sono stati suddivisi in due coorti: una (la A) per coloro che avevano una mutazione dei geni BRCA 1 o 2 o ATM e una (la B) per coloro che avevano una delle 12 mutazioni che compromettono i sistemi di riparazione del DNA. Nella prima la sopravvivenza libera da progressione è stata pari a 7,39 mesi per i pazienti trattati con olaparib e a 3,55 mesi per quelli sottoposti a trattamento ormonale standard, con un vantaggio, quindi, del 66%, mentre nella popolazione generale (coorti A + B) i valori di PFS sono stati pari, rispettivamente, a 5,82 e 3,52 mesi.

Per quanto riguarda la sopravvivenza globale, anche se i dati non sono ancora definitivi (la chiusura del trial è programmata per il 2021), nella coorte A è stata di 18,5 mesi per l'olaparib, contro i 15,11 mesi dei controlli, mentre per le due coorti insieme di 17,51 versus 14,26 mesi, rispettivamente.

La tossicità è stata superiore nel gruppo di uomini sottoposti all'anti PARP, anche se gli effetti con ogni probabilità risentono anche del fatto che il trattamento con il farmaco è durato in media di più rispetto a quello con gli antiandrogeni e cioè, in media, 7,4 mesi contro 3,9 mesi della terapia ormonale. Inoltre nel gruppo dei trattati il 16,4% ha dovuto interrompere la terapia a causa della tossicità, mentre tra i controlli lo ha fatto solo l'8,5% dei malati.

"Questi sono pazienti pesantemente pretrattati, nei quali vedere un progresso è molto raro" ha sottolineato Maha Hussain , del Robert H. Lurie Comprehensive Cancer Center della Northwestern University, ricordando anche che ogni anno nel mondo 1,2 milioni di uomini ricevono la diagnosi, e 350.000 muoiono a causa del tumore diventato resistente. Altri come Matthew Hobbs, della charity Prostate Cancer UK hanno fatto notare l'importanza e l'efficacia di un approccio personalizzato su base genetica anche per questi pazienti, che traghettano finalmente la terapia nel XXI secolo, come avvenuto da tempo per altri tumori.

Se tutto continuerà ad andare come previsto, l'indicazione potrebbe arrivare entro un paio di anni.

Fonti:

Targeted Therapy Slows Progression of Advanced Prostate Cancer