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    La quarta rivoluzione: un new deal per una sanitą pił efficiente

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Terapia ormonale sostitutiva per la menopausa: aumenta il rischio di cancro al seno


La terapia ormonale sostitutiva per la menopausa o TOS è di nuovo sul banco degli accusati: nelle donne che hanno oggi più di 50 anni e ne hanno fatto uso sarebbe responsabile di un netto aumento del rischio di cancro al seno. A riproporre il nesso è una metanalisi di 58 studi - con dati di oltre 108.000 donne (età media: 65 anni) che, tra il 1992 e il 2018, hanno sviluppato un tumore mammario e tra le quali vi erano oltre 55.000 ex utilizzatrici di una TOS - pubblicato su Lancet dal Collaborative Group on Hormonal in Breast Cancer.

Tra le donne per le quali erano disponibili informazioni complete, la durata media della TOS è stata di dieci anni in coloro che ne stavano ancora facendo uso al momento della raccolta dei dati e di sette anni nelle ex utilizzatrici, e l'età di inizio della stessa, coincidente con quella dell'arrivo della menopausa, era stata di 50 anni.

In base ai calcoli effettuati, ogni tipo di TOS tranne quella vaginale con estrogeni è risultata associata a un aumento del rischio che dipende dal tempo di impiego e che si è rivelato essere sempre superiore se la terapia era stata estro-progestinica, rispetto a quelle di soli estrogeni.

Per coloro che ancora ne facevano uso, l'aumento di rischio identificato negli anni tra il primo e il quarto era doppio rispetto a quello emerso tra gli anni 5 e 14, con diverse sfumature a seconda, anche in questo caso, della frequenza e durata di uso e del tipo di combinazione scelta. Inoltre il rischio è risultato attenuato per le donne che avevano iniziato una TOS attorno ai 60 anni o che erano in sovrappeso.

Dopo la fine della TOS, l'aumento di rischio è rimasto visibile per oltre dieci anni, anche se si è visto che va attenuandosi nel tempo con modalità che, ancora una volta, dipendono da ciò che si è fatto prima e per quanto tempo.

In generale, il gruppo ha valutato che, per ogni cinque anni di TOS iniziata a partire dai 50 anni, il rischio di cancro al seno nella fascia 50-69 anni aumenti in ragione di un caso in più ogni 50 utilizzatrici di estroprogestinici; di uno ogni 70 donne che hanno fatto ricorso ai soli estrogeni più, a intermittenza, eventuali estroprogestinici; e di uno ogni 200 per coloro che sono state trattate con i soli estrogeni. In un arco temporale di dieci anni il valore raddoppia.

Nell'articolo di commento, affidato a Joanne Kotsopoulos del Women's College Hospital di Toronto, si sottolinea come questi dati, con ogni probabilità, rappresentino una parola definitiva, un punto fermo forse ancora più netto rispetto a quello già posto dalla pubblicazione dei dati dello studio WHI nel 2002 e nel 2004, anche perché il legame riguarda anche gli estrogeni, che nel WHI erano stati assolti. Dello stesso tenore è il secondo commento, in forma di lettera, affidato, tra gli altri, a Richard Peto, che stima la mortalità (non valutata nel lavoro del gruppo collaborativo) a 20 anni, ottenendo valori in linea con quanto emerso nella metanalisi.

I medici dovrebbero ricordare alle pazienti ciò che recitano le raccomandazioni dello IARC per la prevenzione del cancro al seno: la terapia ormonale sostitutiva (TOS) aumenta il rischio di alcuni tipi di cancro. Limita l'uso della TOS.

Fonti: