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    Fondi per i farmaci oncologici e innovativi: rifinanziati, ma non ampliati

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Archivio News

No, lo screening per il pancreas non s'ha da fare


La US Preventive Services Task Force conferma quanto già affermato nel 2004: lo screening di popolazione in soggetti asintomatici per la diagnosi precoce del carcinoma pancreatico non è consigliata, perché i suoi effetti non sono superiori ai sia pur minimi rischi né visibili sull'andamento della malattia, sulla mortalità specifica e su quella generale.

Il grado di evidenza non è alto, essendo D, ma ciò conferma forse il punto più importante della revisione: la scarsità di studi affidabili condotti sul tema, e la necessità di condurne altri. Nonostante questa forma tumorale sia, negli Stati Uniti, la terza per mortalità e si appresti a diventare la seconda, abbia ancora una mortalità elevatissima a causa del ritardo diagnostico, e la sua incidenza (oggi 12,9 per 100.000) sia in aumento, negli ultimi anni sono stati infatti condotti pochi trial che abbiano aiutato a dire una parola definitiva sulla diagnosi precoce, e a delimitare l'eventuale campo di intervento preventivo.

A pubblicare il documento è JAMA, che riporta anche l'analisi effettuata per giungere all'aggiornamento, nonché diversi editoriali di commento.
In particolare, gli epidemiologi e oncologi del Kaiser Permanente Research Affiliates Evidence-based Practice Center della Washiongton University di Seattle e Portland hanno verificato 13 studi che hanno coinvolto un totale di oltre 1.300 soggetti ad alto rischio per storia familiare, e visto che nessuno di essi aveva fatto emergere un beneficio in termini di morbidità, mortalità specifica o generale. I test erano stati condotti con ecografie, endoscopie, risonanze e TAC e avevano permesso di identificare, su 1.156 adulti, 18 casi di tumore tra le persone ad alto rischio, e 0 casi tra quelle (161) a rischio medio. Negli 8 studi (n=675) che avevano verificato la pericolosità degli esami non è emerso alcun rischio significativo, così come non sono state dimostrate conseguenze psicosociali nei due (n=271) che avevano valutato anche questo parametro. Gli aspetti chirurgici non sono stati invece oggetto di osservazioni sufficienti a esprimere un giudizio giustificato.

In generale, e come sottolineato nei diversi editoriali, fino a quando non saranno condotti altri studi non sarà possibile esprimersi a favore di uno screening, neppure per le popolazioni a rischio. Qualcosa, forse, sta cambiando, perché negli ultimi anni l'esigenza di fare progressi anche in questa forma, che resta una delle più ostiche, è cresciuta molto in tutto il mondo. Ma fino a quando tale esigenza non sarà tradotta in numeri, la situazione resterà immutata.

Fonti: