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Carcinoma dell'endometrio: meglio non cambiare


Per il trattamento dei tumori dell'endometrio, la radioterapia combinata con il cisplatino prima della chemioterapia non apporta benefici tali da giustificarne l'impiego, e lo standard dovrebbe dunque rimanere quello attuale, che prevede carboplatino e paclitaxel. Lo suggerisce uno studio di NRG Oncology presentato all'ultimo congresso dell'ASCO e pubblicato in contemporanea sul New England Journal of Medicine dagli oncologi della the Division of Gynecologic Oncology at Northwestern University, che hanno condotto un trial di fase 3 su 736 donne con tumore in stadio 3-4A.
Le donne sono state randomizzate a ricevere il trattamento combinato, che comprendeva cisplatino e terapia radiante seguiti da quattro cicli di carboplatino e paclitaxel per un periodo complessivo di 21 settimane, oppure solo la chemioterapia in sei cicli, per 17 settimane totali.

Al momento non sono ancora maturi i dati di sopravvivenza globale, ma dopo 60 mesi erano ancora vive e prive di segni di recidiva il 59% delle donne trattate e il 58% di quelle di controllo. La chemio-radioterapia ha assicurato un tasso inferiore di recidive vaginali a cinque anni (2 versus 7%), para-aortiche e linfonodali (11 versus 20%), ma è anche risultata associata a un numero maggiore di recidive a distanza (27 versus 21%).
Per quanto riguarda le tossicità di grado 3, 4 o 5, hanno colpito il 58% delle donne in trattamento e il 63% delle appartenenti al gruppo di controllo.
In definitiva, quindi, non ci sono benefici che giustifichino l'aggiunta di terapie costose e impegnative, e lo standard, secondo i coordinatori, dovrebbe rimanere quello attuale.

Fonte:
Matei D et al. Adjuvant Chemotherapy plus Radiation for Locally Advanced Endometrial Cancer
N Engl J Med 2019; 380:2317-2326
DOI: 10.1056/NEJMoa1813181

https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa1813181