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    La quarta rivoluzione: un new deal per una sanitą pił efficiente

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Servono centomila oncologi medici entro il 2040


Nei prossimi vent'anni nel mondo ci sarà bisogno di circa 100.000 oncologi medici, contro gli attuali 65.000, per trattare i pazienti che avranno bisogno di una chemioterapia di prima linea, che aumenteranno dagli attuali 9,8 ai 15 milioni, cioè del 53%.
Queste le cifre che riassumono la stima pubblicata su Lancet Oncology dai ricercatori dell'Università del Galles del Sud e dal Collaboration Cancer Outcomes, Research and Evaluation dell'Ingham Institute for Applied Medical Research australiano, che si sono basati sui dati del GLOBOCAN, sulle linee guida esistenti, sulle caratteristiche demografiche di Stati Uniti e Australia per stilare le loro previsioni e metterle a disposizione dei decisori, affinché tutti gli stati inizino a programmare un'adeguata formazione ed entrata in servizio degli oncologi medici di domani.

Secondo le stime, nel 2040 due terzi (pari a 10,1 milioni) dei pazienti che avranno bisogno di una chemioterapia risiederanno in paesi a basso e medio reddito, e in particolare un terzo in Asia dell'est (5,2 milioni), il 12% milioni nell'Asia centrale, il 10% in America del nord, il 7% in Asia del sud, il 6% in Sud America e il 5% in Europa occidentale. Oltre a ciò, desta particolare preoccupazione la situazione dell'Africa, perché i tassi di incidenza dovrebbero raddoppiare o più in tutto il continente, così come dovrebbe accadere nei paesi dell'Asia più occidentale. In cima alla classifica dei big killer restano polmone, mammella e colon retto ovunque.
Per fronteggiare questa situazione, e assumendo che ogni oncologo abbia 150 pazienti (valore ritenuto ottimale), nel 2040 serviranno 100.000 oncologi, valore che varia a seconda della situazione attuale (dai 50 ai 150.000), e che varierà in base al numero di malati che, in ogni paese, verrà assegnato a ogni oncologo e ad altri elementi.

Oggi, scrivono gli autori, l'impiego della chemioterapia è subottimale, e questo dipende da fattori culturali, economici, strutturali, dalla disponibilità di reti di distribuzione, dai sistemi assicurativi, dalla presenza di certi farmaci, da quella dei servizi di anatomia patologica, di radioterapia e chirurgia e soprattutto da quella di personale adeguatamente formato. Ma in linea teorica non è impossibile pensare che ogni malato, a prescindere dal paese di residenza, possa avere cure di standard elevati come quelle dei paesi più ricchi. Sempreché si inizi a predisporre già oggi quanto necessario per avere più oncologi e un sistema sanitario efficiente.

Anche se le stime pubblicate potrebbero essere in parte riviste, per esempio grazie a nuove scoperte che potrebbero modificare le linee guida - concludono gli autori - questi numeri forniscono un'importante base su cui iniziare a programmare e investire. E questo - scrivono Melina Arnold e Isabelle Soerjomataram, della Section of Cancer Surveillance dell'International Agency for Research on Cancer di Lione nell'editoriale di commento - è un gesto ineludibile se si vuole davvero combattere l'insopportabile disuguaglianza esistente già oggi (e da anni) in questo fondamentale ambito.

 

Fonte:
Wilson BE et al. Estimates of global chemotherapy demands and corresponding physician workforce requirements for 2018 and 2040: a population-based study
http://dx.doi.org/10.1016/ S1470-2045(19)30163-9

Melina Arnold, Isabelle Soerjomataram. Global chemotherapy demands: a prelude to equal access
Http://dx.doi.org/10.1016/S1470-2045(19)30284-0