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NSCLC localmente avanzato e positivo per PD-L1: sempre pembrolizumab in prima linea?


L'inibitore del checkpoint PD1 pembrolizumab continua a macinare successi, dopo aver ottenuto, qualche mese fa, la prima approvazione agnostica, cioè non associata a un tipo di tumore specifico e quella specifica per il tumore del polmone per tutte le neoplasie positive per PD-L1.
Lancet ha infatti pubblicato i risultati dello studio KEYNOTE-042, coordinato dagli oncologi del Department of Clinical Oncology della Chinese University di Hong Kong e da quelli del Sylvester Comprehensive Cancer della University di Miami, nel quale è stato dimostrato che l'immunoterapico, dato in prima linea e come monoterapia, è efficace anche quando i livelli di PD-L1 sono bassi.

Nello specifico, oltre 1.200 pazienti dell'età media di 63 anni, uomini e donne, arruolati in 213 centri di 32 paesi, tutti con un tumore non microcitoma (NSCLC), non pretrattato e metastatico, sono stati randomizzati a ricevere pembrolizoumab (200 milligrammi ogni tre settimane per un massimo di 35 cicli) oppure la chemioterapia standard (con platino per un massimo di sei cicli); quindi sono stati suddivisi, per la valutazione, in tre tipologie, in base al TPS, cioè al punteggio che definisce il livello di espressione di PD-L1, pari all'1% o più, al 20% o più e al 50% o più. Dopo un follow up mediano di 12,8 mesi la sopravvivenza globale è risultata significativamente superiore nel gruppo dei trattati in tutti e tre i livelli di TPS, e pari a 20 mesi, rispetto i 12,2 mesi ottenuti con la chemioterapia per il gruppo del TPS pari o superiore al 50%; a 17,7 versus 13 mesi per quello con TPS uguale o superiore al 20%; e a 16,7 versus 12,1 mesi per quello con TPS uguale o superiore a 1%.

Gli eventi avversi di grado 3 o superiore si sono verificati nel 18% dei pazienti trattati con il monoclonale e nel 41% di quelli sottoposti a chemioterapia, e hanno portato al decesso rispettivamente 13 e 14 pazienti.
Secondo gli autori, l'analisi del bilancio tra rischi e benefici suggerisce che il pembrolizumab in monoterapia possa diventare la terapia di prima linea nei pazienti con NSCLC localmente avanzato o metastatico anche in presenza di bassi TPS e non tenendo conto delle alterazioni di EGFR o ALK.
Anche l'editoriale di commento, scritto da Egbert F Smit e Adrianus J de Langen del Department of Thoracic Oncology del Netherlands Cancer Institute di Amsterdam, sottolinea l'importanza di questi dati, che candidano il pembrolizumab a terapia di prima linea per tutti i pazienti che esprimano PD-L1.

Fonti:
Mok TSK et al. Pembrolizumab versus chemotherapy for previously untreated, PD-L1-expressing, locally advanced or metastatic non-small-cell lung cancer (KEYNOTE-042): a randomised, open-label, controlled, phase 3 trial
DOI:https://doi.org/10.1016/S0140-6736(18)32409-7

Egbert F Smit Adrianus J de Langen, Pembrolizumab for all PD-L1-positive NSCLC
DOI:https://doi.org/10.1016/S0140-6736(18)32559-5
https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(18)32559-5/fulltext#%20