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    La quarta rivoluzione: un new deal per una sanitą pił efficiente

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L'obesità aiuta l'immunoterapia?


L'obesità, condizione associata a un aumento di rischio di molti tumori e a un peggioramento degli effetti indesiderati autoimmuni per chi viene sottoposto a una CAR T, sembra avere un paradossale effetto positivo per i pazienti trattati con un inibitore di checkpoint, le cui motivazioni biologiche sono ancora da capire.

Il legame è stato sottolineato in un articolo pubblicato su JAMA dagli oncologi dell'Università della California di Sacramento e del Massachusetts di Harvard, che hanno ricordato come l'obesità induca uno stato definito metainfiammatorio, di norma associato da un peggioramento della maggior parte degli indici oncologici. E tuttavia, tanto negli animali obesi quanto in una casistica pubblicata su Nature Medicine e relativa a 250 pazienti obesi con diversi tipi di tumore è emerso che, per loro, il tempo alla progressione è più lungo rispetto a quanto non accada nei malati con indice di massa corporeo inferiore a 30: 8 mesi in media, contro i 4,7 dei normopeso, e lo stesso si vede nella sopravvivenza globale: 17,4 mesi versus 12, senza un aumento di reazioni autoimmuni. Analogamente, in un altro studio pubblicato su Lancet Oncology, questa volta su 170 pazienti tutti con melanoma metastatico, si è visto che la sopravvivenza libera da progressione è più lunga negli obesi (HR: 0.75), così come la sopravvivenza generale (HR: 0,64) rispetto ai malati con BMI inferiore a 30, e che l'effetto è evidente quasi solo nei maschi, probabilmente per il diverso ruolo degli ormoni nelle donne, e per la differente distribuzione del grasso nei due sessi.

Sul meccanismo che regola questo potenziamento della risposta immunitaria, finora, si sa poco: sembra certo che c'entri la leptina, e si pensa che altre sostanze associate all'obesità come l'IGF1 abbiano un ruolo. Tuttavia, anche prima di capire esattamente che cosa succede, secondo gli autori ci sono dati sufficienti per considerare l'obesità un fattore prognostico positivo in caso si decida di procedere con un'immunoterapia base di inibitori di checkpoint.
Inoltre, per una reale personalizzazione della terapia nei pazienti obesi, tra i diversi parametri considerati bisognerebbe probabilmente includere anche lo stato infiammatorio e la condizione del sistema immunitario.

Fonti:
Murphy WJ et al. The Surprisingly Positive Association Between Obesity and Cancer Immunotherapy Efficacy
JAMA. 2019;321(13):1247-1248. doi:10.1001/jama.2019.0463
(https://jamanetwork.com/journals/jama/fullarticle/2728948#jvp190011r7)

Wang Z et al. Paradoxical effects of obesity on T cell function during tumor progression and PD-1 checkpoint blockade.  Nat Med. 2019;25(1):141-151.
https://www.nature.com/articles/s41591-018-0221-5

McQuade JL et al. et al.  Association of body-mass index and outcomes in patients with metastatic melanoma treated with targeted therapy, immunotherapy, or chemotherapy.  Lancet Oncol. 2018;19(3):310-322
https://www.thelancet.com/journals/lanonc/article/PIIS1470-2045(18)30078-0/fulltext