• OncoNews giugno

    La quarta rivoluzione: un new deal per una sanitą pił efficiente

  • OncoNews giugno

    La quarta rivoluzione: un new deal per una sanitą pił efficiente

  • OncoNews giugno

    La quarta rivoluzione: un new deal per una sanitą pił efficiente

  • OncoNews giugno

    La quarta rivoluzione: un new deal per una sanitą pił efficiente

  • OncoNews giugno

    La quarta rivoluzione: un new deal per una sanitą pił efficiente

  • OncoNews giugno

    La quarta rivoluzione: un new deal per una sanitą pił efficiente

  • OncoNews giugno

    La quarta rivoluzione: un new deal per una sanitą pił efficiente

  • OncoNews giugno

    La quarta rivoluzione: un new deal per una sanitą pił efficiente

  • OncoNews giugno

    La quarta rivoluzione: un new deal per una sanitą pił efficiente

  • OncoNews giugno

    La quarta rivoluzione: un new deal per una sanitą pił efficiente

  • OncoNews giugno

    La quarta rivoluzione: un new deal per una sanitą pił efficiente

  • OncoNews giugno

    La quarta rivoluzione: un new deal per una sanitą pił efficiente

  • OncoNews giugno

    La quarta rivoluzione: un new deal per una sanitą pił efficiente

  • OncoNews giugno

    La quarta rivoluzione: un new deal per una sanitą pił efficiente

  • OncoNews giugno

    La quarta rivoluzione: un new deal per una sanitą pił efficiente

  • OncoNews giugno

    La quarta rivoluzione: un new deal per una sanitą pił efficiente

  • OncoNews giugno

    La quarta rivoluzione: un new deal per una sanitą pił efficiente

  • OncoNews giugno

    La quarta rivoluzione: un new deal per una sanitą pił efficiente

Archivio News

Il carcinoma mammario uccide di meno grazie a screening e terapie. E ora arriva anche l'immunoterapico


Negli ultimi trent'anni la combinazione di screening mammografici e nuove terapie ha salvato la vita a più di mezzo milione di donne negli Stati Uniti, e il trend è in ulteriore miglioramento. Sono impressionanti i numeri dell'ultimo studio pubblicato su Cancer dagli epidemiologi della Duke University e dell'Università del Michigan, che hanno combinato i dati di mortalità per tumore al seno relativi al periodo compreso tra il 1989 e il 2018 e alle donne di età compresa tra i 40 e gli 84 anni con quelli generali, arrivando a stabilire che i decessi specifici evitati tra il 1990 e il 2015 sono stati tra i 305.000 e gli oltre 483.000, a seconda di alcuni parametri di partenza.
Per quanto riguarda l'intero periodo, ovvero l'intervallo 1989-2018, le morti evitate sono state tra le 384.000 e le 614.500, mentre per il 2018 i numeri oscillano tra i 27.083 e i 42.726 decessi in meno; la sola mammografia, per il solo 2018, è riuscita ad abbattere la mortalità di un valore compreso tra il 45,3 e il 58,3%.

Secondo gli autori lo studio è considerato particolarmente importante perché negli ultimi tempi, soprattutto in rete, sono comparse fake news sugli screening mammografici secondo le quali la mammografia sarebbe pericolosa, e il modo migliore per smentirle è appunto quello di mostrare i numeri veri, per evitare che il tasso di adesione ai programmi, già non ottimale negli Stati Uniti (solo una donna su due dopo i 40 anni effettua regolarmente l'esame), scenda ulteriormente.
Per quanto riguarda le nuove terapie, poi, negli ultimi giorni un nuovo agente si è aggiunto all'armamentario terapeutico a disposizione di chi combatte il carcinoma mammario e, nella fattispecie, quello triplo negativo: la FDA ha infatti approvato l'atezolizumab, monoclonale anti PD-L1, per i tumori appunto triplo negativi non operabili, localmente avanzati o metastatici, in combinazione con la chemioterapia (nab-paclitaxel) per le donne che esprimono PD-L1 (che, secondo quanto emerso nei trial di approvazione, sono circa il 40% del totale). Il via libera è giunto dopo che lo studio clinico di riferimento IMPassion130 ha mostrato un allungamento del tempo di progressione, passato da 4,8 a 7,4 mesi, e in attesa che siano disponibili i dati della sopravvivenza globale.

L'immunoterapia approda così anche in un terreno finora non interessato da questo approccio, e lo fa prendendo di mira la forma più difficile, dalla quale è colpito il 15% delle donne che si ammalano.
Le vendite di atezolizumab, approvato in Italia per il carcinoma uroteliale e per il NSCLC nel 2018 hanno fruttato nel mondo 766 milioni di dollari, molto poco rispetto ai 7,2 miliardi assicurati dal pembrolizumab e dai 6,7 miliardi del nivolumab, ma ora la rincorsa potrebbe subire una brusca accelerazione.

 

Fonti: