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La radioterapia per la prostata a basso rischio: meglio se dura di meno


La radioterapia ipofrazionata per il carcinoma prostatico a basso rischio ha la stessa efficacia e comporta gli stessi rischi di quella tradizionale, e dovrebbe quindi essere adottata come standard di riferimento, perché accorcia notevolmente i tempi e innalza la soddisfazione e comporta meno conseguenze sulla vita dei pazienti. Questi i risultati di uno studio condotto da radioterapisti e oncologi di diversi centri coordinati da quelli della Emory University di Atlanta, che hanno pubblicato su JAMA Oncology quanto ottenuto su oltre mille pazienti di Svizzera, Stati Uniti e Canada randomizzati a seguire uno dei due schemi.

In particolare, il gruppo di controllo ha ricevuto 73,8 Gy in 41 frazioni protrattesi per 8,2 settimane, mentre quello di controllo 70 Gy in 28 frazioni durate 5,6 settimane. Alla fine tutti sono stati analizzati in base all'Expanded Prostate Index Composite (EPIC) per  le valutazioni urinarie, intestinali, sessuali e ormonali, con la Hopkins Sympton Checklist (HSCL) per l'ansia e la depressione e con l'Eq5D per la qualità di vita, e il confronto non ha portato a evidenziare alcuna differenza statisticamente significativa tra i due gruppi, così come non sono emerse differenze nelle tossicità, con un'unica eccezione dei valori EPIC: il braccio di radioterapia ipofrazionata a 12 mesi ha mostrato un maggiore declino a livello intestinale, anche se si tratta comunque di effetti di scarsa entità, che non superano la soglia di 0,5 per il declino clinico. Per quanto riguarda la compliance EPIC, i tassi hanno avuto la seguente evoluzione: 89,7% all'inizio, 66% a un anno, 60,8% a due anni, 55,5% a 5 anni, e anche HSCL-25 e Eq5D hanno avuto un andamento simile.

Nelle conclusioni gli autori sottolineano che, tra coloro che scelgono la radioterapia, lo schema ipofrazionato dovrebbe essere quello standard, non solo perché non comporta differenze in nessuno dei parametri più importanti rispetto ai protocolli classici, ma anche perché una delle cose che i pazienti soffrono di più è la durata delle radioterapie, e perché i protocolli lunghi comportano una maggiore perdita di ore di lavoro e un maggiore disagio anche per i familiari.

Fonte:
Bruner D et al. Quality of Life in Patients With Low-Risk Prostate Cancer Treated With Hypofractionated vs Conventional Radiotherapy. A Phase 3 Randomized Clinical Trial
doi:10.1001/jamaoncol.2018.6752
https://jamanetwork.com/journals/jamaoncology/article-abstract/2724800