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Il rischio di suicidio tra i malati: dati allarmanti


Tra coloro che ricevono una diagnosi di tumore negli Stati Uniti, il tasso di suicidi è allarmante: quadruplo rispetto a quello della popolazione generale. Questo il dato emerso da uno studio condotto dai ricercatori dell'Università della Pennsylvania pubblicato su Nature Communication  nel quale gli autori sono partiti dai dati dei registri, i SEER, fino dal loro avvio, cioè dal 1973, e sono arrivati fino al 2014, verificando le informazioni sul tipo di malattia, sulle caratteristiche dei pazienti e sulle cause di morte di oltre 8,6 milioni di persone, 13.311 delle quali si erano suicidate.

Confrontando il tasso su 100.000 persone/anno, il valore tra i malati è risultato essere di 28,58, mentre quello tra la popolazione di controllo è di 4,44.
Interessante l'analisi deli soggetti più a rischio: i pazienti di sesso maschile, soprattutto bianchi (92%), ma anche afroamericani (83%). Tra i tipi di tumore, i peggiori sono risultati essere quello del testicolo e il linfoma di Hodgkin tra i più giovani, probabilmente per le ricadute sulla fertilità, mentre tra gli anziani i tumori della prostata, del polmone e del distretto testa-collo. Preoccupanti anche altri dati: per esempio, il tasso è in crescita, e rispetto all'analisi precedente, effettuata sugli stessi dati nel 2002, è aumentato di 1,9 volte. Inoltre, l'aumento rispetto alle persone non malate rimane visibile a lungo, virtualmente, in alcuni casi (per esempio tra gli anziani), per tutta la vita.

Per quanto riguarda l'andamento temporale, il rischio inizia a calare cinque anni dopo la diagnosi (anche se non nel caso di tumore al testicolo o linfoma di Hodgkin), probabilmente perché a quel punto i malati hanno imparato a convivere con la loro condizione e in alcuni casi iniziano a sentirsi relativamente fuori pericolo.
Tutto ciò, hanno commentato gli autori, deve servire come base per programmare interventi mirati, a cominciare da un inquadramento del distress e della depressione che possono intervenire subito dopo la diagnosi, soprattutto per certi tipi di cancro, anche perché l'ansia non è del tutto motivata: oggi si muore molto di meno per cancro, e moto spesso coloro che ne hanno avuto uno muoiono per tutt'altri motivi. Inoltre, è necessario predisporre programmi per i sopravviventi che tengano conto del rischio di suicidio in modo più efficace rispetto a quanto presente oggi.

Fonte
Zaorsky N et al. Suicide among cancer patients
Nature Communications
volume 10, Article number: 207 (2019)
https://www.nature.com/articles/s41467-018-08170-1