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La malnutrizione nel malato oncologico: troppo spesso trascurata


Il 20-30% di dei pazienti oncologici muore per le conseguenze dirette o indirette della malnutrizione calorico-proteica, causata tanto dalla malattia quanto delle terapie. La malnutrizione si manifesta con l'anoressia, la sarcopenia e la cachessia, che vanno individuate, monitorate e corrette quanto più precocemente possibile, per evitare ricoveri e tossicità da trattamento, oltreché uno scadimento della qualità di vita e della sopravvivenza.

Di recente, lo studio italiano PreMiO, pubblicato nel 2017 su Oncotarget, ha mostrato, su circa 2.000 pazienti analizzati in 22 centri oncologici, che il 51% aveva un deficit nutrizionale, il 9% era francamente malnutrito e il 43% a rischio di diventarlo; la gravità della condizione era inoltre associata al tipo e allo stadio della malattia, il 64% dei pazienti aveva perso peso nei sei mesi precedenti la diagnosi e il 40% riferiva anoressia.

Per contrastare la malnutrizione nel 2017 il Ministero della Salute ha emanato specifiche Linee Guida, sulla scorta di quanto fatto nel 2016 dalla European Society for Clinical Nutrition and Metabolism (ESPEN).

In estrema sintesi, è indispensabile una gestione multidisciplinare, tempestiva e in accordo con i medici di base, che preveda da subito i controlli specifici e che si basi su un programma personalizzato; tra le misurazioni consigliate si segnalano il BMI, la perdita involontaria di peso e l'apporto nutrizionale e, in caso di esiti sospetti, la massa muscolare, la performance fisica e la presenza di sintomi che interferiscano con l'alimentazione.  

Riguardo al trattamento, un paziente oncologico ha bisogno, in media, di 25-30 Kcal/Kg al giorno; gli apporti proteici raccomandati sono compresi tra 1 e 1,5 g/kg/die e fino a 2 g/kg/die di AA in caso di inattività e/o infiammazione, con un adeguato apporto di aminoacidi a catena ramificata. Nell'ambito di un regime dietetico pianificato tenendo conto delle esigenze del singolo paziente, la quota calorica può essere raggiunta anche grazie all'aumento dei lipidi, che possono essere assunti con il cibo ma, talvolta, con supplementi orali specifici. Nell'ambito di questi ultimi acidi grassi polinsaturi omega-3 come l'EPA (acido eicosapentaenoico) e il DHA (acido docosaesaenoico), dotati di un effetto meno pro-infiammatorio e immunosoppressivo rispetto agli omega-6, e associati a una minore riduzione dei mediatori dell'infiammazione e, anzi, alla sintesi e al rilascio di mediatori antinfiammatori, potrebbero risultare particolarmente indicati.
Quando poi il malato è in chemioterapia per un tumore avanzato, gli omega-3, in specie se derivati dall'olio di pesce, potrebbero stabilizzare o migliorare l'appetito e quindi l'intake alimentare, e contribuire così al mantenimento della massa magra e del peso.

Fonti:

• Baracos V et a. Cancer-associated cachexia.
• Muscaritoli M et al. Prevalence of malnutrition in patients at first medical oncology visit: the PreMiO study
• Arends et al. ESPEN expert group recommendations for action against cancer-related malnutrition.
• Muscaritoli M et al. Cachexia: A preventable comorbidity of cancer. A T.A.R.G.E.T. approach
• Muscaritoli M et al. The "parallel pathway": a novel nutritional and metabolic approach to cancer patients