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Intervento radicale: sì, ma solo a certe condizioni


Per i pazienti più giovani, nei quali la diagnosi di tumore della prostata avanzato (scoperto non in uno screening ma a causa dei sintomi o durante accertamenti di altro tipo) arriva a meno di 65 anni, l'intervento radicale assicura un netto beneficio in termini di sopravvivenza rispetto alla sorveglianza attiva. Lo dimostra un importante studio pubblicato sul New England Journal of Medicine  dagli oncologi e chirurghi dell'Ospedale universitario di Uppsala e di altri centri scandinavi, che hanno riportato quanto osservato in quasi 700 pazienti diagnosticati in 14 centri svedesi, finlandesi e norvegesi tra il 1989 e il 1999, avviati all'intervento o all'osservazione e poi seguiti fino al 2017, con un follow up medio di 23 anni.

I decessi sono stati 261 su 347 nel gruppo di pazienti operati, e 292 su 348 in quello di controllo: nei primi si è avuto quindi un calo del rischio di morte del 45%.
A fine 2017, l'80% dei pazienti era deceduto per diversi motivi, ma nei due gruppi le percentuali non state uguali: era venuto a mancare il 72% degli operati, contro l'84% degli altri. Inoltre, il carcinoma prostatico è stato responsabile del 20% delle morti tra gli operati, e del 31% tra gli altri, anche perché il tumore si è diffuso solo nel 27% dei primi, contro il 43% dei secondi. In definitiva, il vantaggio medio assicurato dalla prostatectomia radicale è stato di 2,9 anni. Infine, tra i pazienti operati, coloro che avevano un tumore esteso a livello extracapsulare hanno avuto un rischio di morte che si è rivelato essere cinque volte superiore a quello dei pazienti con tumore localizzato.

Tutto ciò sembra deporre a favore dell'intervento. Ma gli stessi autori precisano che è necessario tenere conto del contesto. Se infatti un paziente è in buone condizioni e ha una lunga aspettativa di vita, uguale o superiore ai dieci anni, l'intervento è consigliabile perché si traduce in una riduzione della mortalità generale di 15 punti, della mortalità specifica di 15,1 punti e del rischio di metastatizzazione di 18,6 punti rispetto all'osservazione. Ma in tutti gli altri vanno effettuate analisi rischi-benefici complete, che tengano conto sia di tutte le variabili associate al paziente sia delle possibilità offerte oggi a chi decide di non sottoporsi alla prostatectomia, di sicuro molto più efficaci rispetto a quelle degli anni in cui sono maturati i dati dello studio scandinavo.                                   

Fonte:
Bill-Axelson A et al. Radical Prostatectomy or Watchful Waiting in Prostate Cancer — 29-Year Follow-up
N Engl J Med 2018; 379:2319-2329
DOI: 10.1056/NEJMoa1807801
https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa1807801