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Tanti farmaci, lunghe attese


I pazienti europei possono contare su un numero di farmaci crescente, che tuttavia è messo a disposizione dall'EMA in tempi sempre più lunghi. E' questo il messaggio più forte che giunge dal rapporto From Patent to Patient appena pubblicato dal Britain's Institute for Cancer Research: un messaggio per certi aspetti paradossale, contenuto in un'analisi che rivela anche non pochi aspetti negativi.
Per effettuarla, gli autori hanno preso in esame quanto accaduto in Europa e in Gran Bretagna tra il 2000 e il 2016, periodo nel quale sono stati approvati 97 farmaci oncologici con 177 indicazioni. Il numero di autorizzazioni è raddoppiato nel tempo, passando da una media di 7,5 specialità tra il 2000 e il 2008 a uno di 14,6 per l'intervallo 2009-2016, con i due estremi che bene illustrano come sia cambiato il trattamento del cancro in Europa: se nel 2000 sono stati infatti approvati 8 farmaci, nel 2016 il numero era salito a 28.

Tuttavia, una tale abbondanza di trattamenti non è stata distribuita su tutti i tumori: la classifica è guidata dai tumori del sangue, che hanno potuto contare su 64 nuovi farmaci, seguiti da quelli del polmone (23), della mammella (15), della pelle (12) e dell'intestino (11), ma la situazione è nettamente diversa per i tumori del cervello, dell'utero, della vescica, dell'esofago e del testicolo, per i quali non è stato introdotto neppure un farmaco, così come per quelli della cervice, del fegato, del tratto urinario o per il mesotelioma, che hanno avuto un solo trattamento nuovo. Anche per quanto riguarda i bambini, delle 177 indicazioni solo dieci erano estese anche ai pazienti pediatrici.

Ma il dato forse più sorprendente, visto anche gli sforzi che tutte le agenzie regolatorie stanno facendo per accelerare le procedure, è quello sui tempi: tra il 2000 e il 2008 l'EMA ha impiegato in media 7,8 anni per dare il via libera a un farmaco (dopo l'approvazione della fase I), mentre tra il 2009 e il 2016 ci ha messo, in media, 9,1 anni. I valori della Gran Bretagna, dove le autorizzazioni sono vincolate anche dal parere del NICE, sono state ancora più lunghe, e pari, rispettivamente, a 12,7 e 14,1 anni. Molte le spiegazioni di queste lungaggini, che dipendono sia dalle procedure che dai tempi delle sperimentazioni cliniche e da molti altri fattori. Ma una sola la conclusione: bisogna fare molto di più affinché i farmaci più innovativi siano introdotti in clinica prima, una volta dimostrata la loro efficacia.

Fonte:
The Institute of Cancer Research. From Patent to patient. https://d1ijoxngr27nfi.cloudfront.net/docs/default-source/default-document-library/from-patent-to-patient.pdf?sfvrsn=8fa95f69_2