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Archivio News

L'immunoterapia nel carcinoma prostatico funziona, a certe condizioni


Per ora si tratta di dati preliminari, ma il segnale è ugualmente importante: l'immunoterapico pembrolizumab, anti PD-1, può essere efficace in pazienti con carcinoma prostatico avanzato e refrattario alle altre terapie, soprattutto quando quest'ultimo presenta mutazioni dei geni BRCA 1 o 2 o ATM; non sembrano invece avere influenza i livelli di espressione di PD-L1.
Questo il risultato appena presentato al meeting dell'ASCO da Johann de Bono del Royal Marsden Hospital di Londra, e ottenuto su 258 pazienti (coorti 1-3) resistenti al docetaxel e trattati solo con l'immunoterapico nell'ambito dello studio Keynote 199.

Nel trial le coorti C1 (n=131) e C2 (n=67) erano costituite da pazienti con malattia rispettivamente PD-L1+ e - misurabile con i criteri RECIST, mentre la C3 (n=60) comprendeva pazienti con malattia ossea. Tutti avevano un ECOG PS compreso tra 0 e 2, avevano ricevuto almeno un ciclo di terapia ormonale con i nuovi farmaci (abiraterone, enzalutamide) e almeno uno-due cicli di chemioterapia con docetaxel, ed erano stati trattati con 200 mg di pembrolizumab fino a progressione o a tossicità inaccettabili.
Dopo un follow up mediano di 8,1, 7,9 e 11,8 mesi, rispettivamente, si è osservata un'attività antitumorale in tutte e 3 le coorti. In totale, una risposta visibile per più di 6 mesi è stata dimostrata nell'11% dei pazienti. Inoltre, in C1 e C2, il 9% ha avuto il 30% o più di diminuzione delle lesioni, e il 48% ha avuto un cambiamento delle lesioni compreso tra -30 e +20%. Infine, la risposta al trattamento è stata più netta in pazienti con tumori con mutazioni dei geni BRCA 1 e 2 o ATM, mentre eventi avversi di grado 3-5 sono stati rilevati nel 13%, nel 12% e nel 17% delle tre coorti.

I precedenti tentativi di verificare l'efficacia degli immunoterapici si erano rivelati fallimentari - hanno fatto notare diversi commentatori - ma questo studio dimostra che il 5% di pazienti risponde, e che coloro che hanno una mutazione dei geni dei sistemi di riparazione del DNA sono tra i più sensibili, come del resto osservato anche in altri tumori inizialmente ritenuti non candidabili come quelli dell'intestino. De Bono ha annunciato l'avvio di studi clinici solo sui pazienti con le mutazioni per verificare se l'immunoterapia possa essere, per costoro, parte della cura standard.
Infine, i risultati contribuiscono a definire sempre meglio i marcatori di sensibilità.

 

Fonte:
De Bono J et al. KEYNOTE-199: Pembrolizumab (pembro) for docetaxel-refractory metastatic castration-resistant prostate cancer (mCRPC).
J Clin Oncol 36, 2018 (suppl; abstr 5007); Abstract #:
5007
https://meetinglibrary.asco.org/record/160540/abstract