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    La forma mentis dell’oncologo: il CIPOMO riflette a Sanremo

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Archivio Comunicati Stampa

Position Paper CIPOMO sul conflitto di interessi


La finalità ultima del lavoro in Sanità è rappresentata dal bene del cittadino. I clinici, i ricercatori, gli
amministratori, l'industria e i cittadini stessi devono lavorare insieme per garantire il rapido accesso ai
migliori percorsi di diagnosi e cura.

Il costo delle cure in sanità, e in particolare il costo dei farmaci oncologici, è andato crescendo fino a
minacciare la sostenibilità del sistema, costringendolo a interventi di controllo della spesa. A essere
minacciata non è soltanto la tenuta del Servizio Sanitario pubblico, ma anche la sostenibilità dei costi dei
servizi per i cittadini, che configura un rischio di vera e propria "tossicità finanziaria".

Lo sviluppo di nuove opportunità di cura è particolarmente oneroso, ma una parte sostanziale del costo
finale di farmaci e altri beni sanitari è dovuta alle attività di promozione e marketing. Inoltre, gli interessi di
profitto dell'industria possono prevalere su quelli di economicità e di equità di accesso alle cure del Servizio
Sanitario pubblico.

Il Conflitto di Interessi, prima che un comportamento, rappresenta una "condizione, nella quale il giudizio
professionale riguardante un interesse primario (la salute di un paziente o la veridicità dei risultati di una
ricerca o l'imparzialità nella presentazione di un'informazione) tende ad essere indebitamente influenzato
da un interesse secondario (ad esempio un guadagno economico o un vantaggio di carriera)".
Le potenziali conseguenze del conflitto di interessi si estendono dalla pianificazione della ricerca scientifica
alla divulgazione dei dati, alla formazione, fino all'atto delle scelte cliniche.

Al di là delle azioni nettamente illecite, la contiguità di interessi non coincidenti può determinare,
consapevolmente o inconsapevolmente, un condizionamento dei comportamenti. Tale condizionamento, a
sua volta, può avere conseguenze dirette sulla qualità del servizio offerto al cittadino, ma può anche
soltanto rappresentare una ragione di non sufficiente trasparenza, di sospetto conflitto di interessi o di vera
e propria sfiducia nel Servizio Sanitario.

Per queste ragioni, CIPOMO ritiene necessario che il mondo dell'oncologia, insieme a tutti gli stakeholders
che contribuiscono al buon funzionamento del Servizio Sanitario, si attenga a principi di trasparenza e
correttezza nell'uso delle risorse.
Le raccomandazioni che seguono non intendono stabilire norme di comportamento. Hanno piuttosto la
finalità di contribuire a far maturare nella comunità dei clinici una più precisa consapevolezza circa la
natura e le potenziali conseguenze del Conflitto di Interessi e di promuovere una riflessione costruttiva
all'interno delle organizzazioni sanitarie.

1. Il processo della ricerca va tutelato dall'influenza di interessi commerciali. Il disegno e la
conduzione delle sperimentazioni dovrebbero avere come obiettivo quello di rispondere a quesiti
rilevanti per il miglioramento della salute. Anche quando coinvolti in studi clinici promossi
dall'industria, i ricercatori dovrebbero scegliere in modo indipendente i quesiti clinici, gli obiettivi e
il braccio di controllo. L'analisi dei dati, la loro interpretazione e la stesura della pubblicazione
dovrebbero essere condotti in autonomia rispetto agli interessi dell'ente finanziatore. Il fenomeno
del ghostwriting andrebbe bandito. I risultati degli studi clinici devono essere messi a disposizione
della comunità scientifica e pubblicati a prescindere dal risultato ottenuto. Il contributo
dell'industria al disegno e alla conduzione della sperimentazione andrebbe sempre esplicitato.

2. La promozione scientifica: il valore dell'interazione tra l'industria e i clinici deve essere basato sulla
trasmissione di informazioni utili a migliorare la qualità e la sicurezza delle cure e non all'induzione
alla prescrizione, che va sempre evitata, anche in forma occulta. In particolare, occorre vigilare che
le diverse forme di contributo dell'industria si configurino come collaborazione finalizzata al
miglioramento delle competenze.

3. La formazione non deve rappresentare uno strumento di marketing, ma deve avere l'obiettivo
esplicito di migliorare la qualità delle scelte cliniche. L'industria contribuisce in modo importante
all'aggiornamento degli operatori sanitari e il suo contributo va riconosciuto e utilizzato in modo
appropriato. I clinici devono rimanere, all'interno delle loro organizzazioni sanitarie (Reparti,
Dipartimenti) e contesti professionali (Società Scientifiche e Reti) i veri e unici gestori delle scelte
formative.

a. E' auspicabile che siano le istituzioni sanitarie o gli organismi sovraordinati (ad es. Società
Scientifiche e Reti) a stabilire le necessità formative e a pianificare l'oggetto e le modalità di
svolgimento degli episodi formativi. In questo contesto, gli eventi indirizzati alla promozione di
un farmaco o di un prodotto andrebbero evitati. E' auspicabile che l'intervento dell'industria si
estenda a iniziative variegate e non strettamente legate ai meccanismi di promozione dei
prodotti.

b. La scelta dei docenti e dei discenti non dovrebbe essere operata dall'industria ma soltanto
dalle organizzazioni che promuovono l'episodio formativo.

c. La contribuzione economica necessaria allo svolgimento del programma di formazione
dovrebbe essere orientata all'ente che promuove la formazione e non al singolo operatore.

d. Anche la giusta retribuzione dei docenti (come riconoscimento al lavoro di studio e
predisposizione del materiale formativo) dovrebbe essere elargita dall'ente che promuove
l'episodio di formazione e non rappresentare un contributo diretto dell'industria al singolo
operatore.

4. Le società scientifiche sono enti rappresentativi delle discipline e hanno un'influenza determinante
nell'indirizzare i comportamenti. In alcuni casi ciò avviene attraverso l'elaborazione di documenti
che suggeriscono o sconsigliano, in modo diretto ed esplicito, l'uso di farmaci o procedure. In altri
casi ciò avviene attraverso strumenti meno diretti, come l'organizzazione di eventi congressuali o
l'espressione di pareri di esperti. E' quindi essenziale evitare il rischio che le posizioni societarie
siano soggette a influenze esterne o anche solo che si determino le condizioni di possibilità di un
conflitto di interessi. L'industria contribuisce spesso a finanziare progetti ed eventi gestiti dalle
società scientifiche, garantendone la sopravvivenza. Selezionare medici e ricercatori e dare loro il
ruolo di "opinion leaders", grazie a relazioni a congressi, partecipazione a progetti istituzionali,
tavoli di lavoro, elaborazione di documenti ufficiali, può facilitare l'esposizione ad una attenzione
particolare da parte dell'industria, in considerazione della loro influenza sui comportamenti
prescrittivi. Occorre allora mettere in atto una serie di azioni volte a evitare che il sostegno
economico si trasformi in una forma, palese o nascosta, di promozione:

a. I bilanci delle società scientifiche andrebbero resi trasparenti, con particolare riguardo ai
contributi dell'industria.

b. È auspicabile che siano diversificate le forme di finanziamento delle società scientifiche, per
evitare l'instaurarsi di rapporti di eccessiva dipendenza.

c. Nel caso di espressione di esperti promossi dalle Società Scientifiche, i potenziali conflitti di
interesse personali andrebbero sempre resi noti.

d. L'individuazione di esperti dovrebbe seguire criteri di merito, garantire un'adeguata
rotazione nel tempo ed essere accompagnata da una rigorosa esplicitazione dei rapporti
commerciali e delle condizioni di potenziale conflitto. Per alcune attività, come
l'elaborazione di Linee Guida, esperti esposti ad eccessive influenze commerciali
dovrebbero essere esclusi.

5. La trasparenza: sebbene la "disclosure" non rappresenti una modalità in sé sufficiente di
prevenzione del conflitto di interessi, una politica rigorosa di trasparenza fornisce al cittadino gli
strumenti per valutare i servizi che gli vengono offerti e previene fenomeni di regalie dal significato
etico incerto. Ogni istituzione sanitaria dovrebbe garantire per i propri operatori l'aggiornamento
dei dati relativi alle contribuzioni di qualunque provenienza (industria, enti, associazioni no profit) e
renderli disponibili alla visione del pubblico.

6. Le istituzioni sanitarie dovrebbero garantire ai professionisti strumenti sufficienti per
l'aggiornamento e la ricerca. La disponibilità di risorse e il loro equo utilizzo potrebbero evitare la
necessità di contatti diretti tra gli operatori e i soggetti portatori di interessi commerciali. La
promozione della ricerca non sponsorizzata rappresenta un forte stimolo all'indipendenza da
influenze di marketing.
Infine, è possibile che si determini una condizione di Conflitto di Interessi anche nel rapporto con altri
partner oltre all'industria, ogniqualvolta vi sia la possibilità di accedere a benefici economici, a servizi o
anche solo a posizioni di visibilità: anche in questi casi è necessario che ci si attenga agli stessi principi che sono stati elencati.

 

Bibliografia essenziale

1. Davis C, Naci H, Gurpinar E, et al. Availability of evidence of benefits on overall survival and quality
of life of cancer drugs approved by European Medicines Agency: retrospective cohort study of drug
approvals 2009-13. BMJ 2017; 359: j4530
2. Krumholz HN, Hines HH, Ross JS. Relationships with the drug industry: more regulation, greater
transparency. BMJ 2009; 338: b211
3. Thompson DF Understanding Financial Conflicts of Interest. New Engl J Med 1993; 329:573-6;
4. Prasad V, Mailankody S. Research and Development Spending to Bring a Single Cancer Drug to
Market and Revenues After Approval. JAMA Internal Med 2017.
doi:10.1001/jamainternmed.2017.3601
5. Spurling GK, Mansfield PR, Montgomery BD, et al. Information from Pharmaceutical Companies and
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6. FNOMCEO. Linea guida inerente l'applicazione dell'art.30 del codice di deontologia medica.
https://portale.fnomceo.it/
7. Pellegrino ED, Relman AS. Professional medical associations. Ethical and practical guidelines. JAMA
1999, 282: 984 - 986
8. Mitchell AP, Basch EM, Dusetzina SB. Financial relationships with industry among National
Comprehensive Cancer Network guideline authors [published online August 25, 2016]. JAMA Oncol
doi:10.1001/jamaoncol.2016.2710.
9. Ferraris PC. Il conflitto di interesse in medicina. G Ital Cardiol 2012;13(4):234-235
10. Brennan TA, Rothman DJ, Blank L, et al. Health Industry Practices That Create Conflicts of Interest.
A Policy Proposal for Academic Medical Centers. JAMA 2006, 295: 429-433
11. DeJong C, Dudley RA. Reconsidering Physician-Pharmaceutical Industry Relationships. JAMA 2017,
317: 1772-1773

Documento approvato dal direttivo CIPOMO il giorno 14 marzo

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